Questo è un racconto di fantasia. Mischia elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se vuoi realizzare questa fantasia o se vuoi discuterne, oppure se hai delle idee per nuovi racconti e avventure, contattami a wc4trainer@gmail.com!
Faccio il mio ingresso nel soggiorno e mi inginocchio davanti al Padrone.
Il camice marrone accuratamente abbottonato, gli stivali di gomma nera (quelli da pioggia, per capirci), la cuffia di latex nero a coprire i capelli, le mani guantate di gomma nera dietro la schiena, il capo chino.
Il Padrone comodamente seduto sul divano, con i lunghi stivali di gomma, i guanti, anch'essi lunghi e di gomma, e il gilet di pelle.
Il quadro è completo, la sessione può iniziare!
Il Padrone batte con il frustino sulla punta dei propri stivali ed io, senza esitazione, mi chino ed inizio a leccarli, il forte sapore della gomma inebriante. Lecco accuratamente ogni centimetro, fino all'altezza della caviglia, poi passo all'altro. Salgo, lentamente, fino ad arrivare al polpaccio e sotto al ginocchio e di nuovo passo all'altro stivale.
- Basta così.
Assumo di nuovo la posizione in ginocchio, le mani dietro la schiena, il capo chino.
- Sposta il tavolino.
E' il momento di preparare la stanza per il gioco.
- Il telo - il Padrone indica con il frustino.
Stendo il grande telo di plastica sul pavimento, coprendo quasi tutta la stanza.
- La Sedia.
Sistemo la Sedia sul telo, così come ormai ho imparato a fare.
La Sedia non è una sedia qualunque. Il sedile è provvisto di un largo buco. Sono sicuro che molti di voi hanno già capito di cosa si tratta. Ed è proprio grazie alla Sedia che viene sancito il mio ruolo di schiavo completo, di vero cesso vivente, di latrina umana!
Sono disteso, il viso direttamente sotto al buco della Sedia. I polsi legati alle gambe posteriori della Sedia, le caviglie distanziate ad un bastone, il cazzo e le palle fuori dal camice, tra un bottone e l'altro, strozzate da una corda legata alla base e l'eccitazione evidente.
Non posso muovermi, il Padrone si è assicurato di fissarmi al collo un alto collare posturale, che mi obbliga a fissare il buco sopra di me, senza potermi rifiutare di girare la testa (cosa che, detto tra noi, non credo proprio di volere!).
E' tutto pronto, il Padrone sistema le ultime cose: un lungo specchio accanto a me, un altro piccolo specchio sul tavolinetto vicino alla sedia (sì, al Padrone piace vedere bene cosa succede!), il frustino accanto allo specchio...
Il Padrone è comodamente seduto sulla Sedia.
- Sei pronto, cesso?
- Si, Signore.
Tutto il mio mondo è un culo. Un buco che piano piano si allarga, fa capolino la merda, insieme ad alcune scoregge, l'odore forte, la merda inizia a scendere, lentamente, lentamente... e infine lo stronzo si stacca e piomba direttamente nella mia bocca spalancata.
- Bene, cesso. Mangia! Mangia la mia Divina Merda, lurido stronzo di merda!
Eccitato, accolgo con calma lo stronzo in bocca, inizio ad ingerirlo...
- Bravo, così, deve sparire tutto in quella fogna di bocca che ti ritrovi.
Piano, mastico e ingoio e nel giro di poco lo stronzo è sparito completamente nella mia bocca, nel mio esofago, nel mio stomaco.
- Bravo, lurido schiavo di merda...
Il Padrone continua con il turpiloquio, masturbandosi senza sosta.
- Adesso ne arriva un altro! Apri bene la bocca, cesso di merda...
Dopo una serie di scoregge che assaporo con gusto, si fa strada un secondo stronzo. Scende via via più veloce, con la bocca spalancata lo prendo, ma è lungo, si spezza e una buona parte cade di lato, accanto alla mia testa, seguito da altra merda che non riesco, non posso accogliere nella mia bocca già piena.
Senza attendere, il Padrone prende il frustino e assesta una serie di colpi sul mio pene, che hanno l'effetto di portarmi vicino all'orgasmo. Il Padrone se ne accorge e riserva due colpi alle palle. Un mio grido strozzato lo convince che è sufficiente.
- Mangia, cesso schifoso! Mangia tutta la mia Merda, schiavo di merda!
Altri colpi vengono indirizzati alle palle, mentre ingoio il secondo stronzo del Padrone e vengo ricoperto di insulti ed offese.
Ingoiata la Divina Merda del Padrone, leccato il Regale Buco del Culo del Padrone fino alla completa pulizia, slegati i polsi dalla Sedia. In ginocchio, le mani dietro la schiena, le gambe divaricate dal bastone, il cazzo turgido che si fa strada fuori dal camice marrone, il capo chino, per quanto possibile per via del collare di postura, lo sguardo fisso sulla Divina Merda caduta poco prima.
- Dovrai mangiare anche quella, cesso, lo sai vero?
- Si, Signore - rispondo in un sussurro.
- E lo farai in maniera particolarmente umiliante e disgustosa.
- Sì, Signore.
- Nemmeno un grammo della mia preziosa merda andrà sprecata, deve finire tutta dentro di te, lurido cesso.
Aria carica di eccitazione intorno a noi.
- Prendi il piatto, quello bianco. Sbrigati, schiavo cesso!
Posiziono il grande piatto piano e bianco per terra, dove il Padrone indica con il frustino.
Un nuovo rituale sta per iniziare.
Obbedendo agli ordini, scopro il culo tenendo su con le mani il lembo del camice, dietro. Il Padrone si diverte a colpirmi le natiche con il frustino, mentre strisciando sulle ginocchia mi avvicino alla Merda, la prendo in bocca e, stronzo dopo stronzo, la deposito sul piatto.
Quindi, sposto il piatto davanti al divano, tra i piedi del Padrone che si siede comodamente.
- La devi adorare, ma prima devi chiedermi il permesso.
Quanto è difficile aprire la bocca per parlare...
- Signore, posso avere l'onore di adorare e venerare la Sua Divina e Magnifica Merda?
E ottenuto il permesso, posso prostrarmi ad annusarLa con trasporto come il più delicato fiore, a baciarLa con passione come la più preziosa reliquia, a leccarLa con gusto come il più prelibato frutto. Nemmeno un millimetro della Divina Merda viene escluso dal questo rituale.
Soddisfatto, il Padrone mi guarda mentre assaporo il primo Stronzo, facendolo squagliare pezzo per pezzo in bocca prima di ingoiarlo, gustandolo e adorandolo.
Poi mi fa rimettere in posizione in ginocchio e procede ad una nuova umiliazione: cala la suola di uno stivale sul piatto, schiacciando la merda, muove bene il piede fino a quando tutta la merda è una massa informe appiccicata al suo stivale.
Posa il tallone a terra, con la suola sollevata:
- Lecca, schiavo di merda!
Degradato, un lungo lavoro di ripulitura mi aspetta, la merda incastrata tra la gomma della suola dello stivale. Un lungo lavoro, eccitante lavoro: il cazzo lo conferma, così come quello del Padrone, che continua a masturbarsi e ad offendermi.
E solo quando è soddisfatto della pulizia della suola mi consente di tirare fuori un preservativo da una tasca del mio camice marrone, metterglielo (- Non vorrai mica succhiarmi con quel cesso sporco della tua bocca senza preservativo, vero schiavo?) e fargli un meraviglioso pompino, conclusosi con il preservativo rigonfio di Divino Sperma.
La sessione è quasi finita, ormai. Il Padrone è venuto, si limita a farmi svuotare il preservativo sul piatto bianco e sporco, e a sciacqurmi la bocca con una lunga pisciata. Poi, quando il piatto è leccato pulito, mi permette di toccarmi. Solo pochi secondi e vengo. Selvaggiamente. Finalmente.
Questo è un racconto di fantasia. Mischia elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se vuoi realizzare questa fantasia o se vuoi discuterne, oppure se hai delle idee per nuovi racconti e avventure, contattami a wc4trainer@gmail.com!

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