lunedì 30 marzo 2009

Idee e fantasie

Ecco una lista di idee e fantasie perverse!
Se volete realizzarle, se avete idee nuove o proposte per modificare o rendere ancora più schifose e degradanti quelle scritte qui sotto, insomma, per qualunque cosa, scrivetemi a wc4trainer@gmail.com!





Il Padrone defeca/piscia/sputa su un piatto/vassoio/recipiente che lo schiavo-cesso tiene in mano.

Lo schiavo-cesso assiste il Padrone mentre defeca/piscia/sputa, passandogli all'occorrenza ciò di cui ha bisogno (carta igienica, fazzoletti, ...) ed eventualmente pulendo eventuale sporco (tirare lo sciacquone, usare la spazzola da WC, ...).


Il Padrone defeca e piscia nel WC e poi lega lo schiavo-cesso con la testa sprofondata nella tazza (magari con la tavola appoggiata al capo) e lo lascia lì con il volto a pochi centimetri dai putridi escrementi ad assaporare gli odori del Padrone.


Lo schiavo-cesso sopporta sul proprio corpo gli sputi, la piscia e la merda del Padrone.


Il Padrone, una volta fatti indossare abiti appositi, ordina allo schiavo-ceso di pisciarsi e/o defecarsi addosso.


Il Padrone, una volta fatti indossare abiti appositi, piscia e/o defeca addosso allo schiavo-cesso, oppure sotto ai vestiti (per esempio, lo schiavo-cesso si sbottona la camicia, il Padrone defeca addosso e lo schiavo-cesso riabbottona la camicia conservando gli escrementi addosso).


Il Padrone fa indossare un pannolone allo schiavo-cesso e glielo lascia per un lungo periodo di tempo affinché lo schiavo si sporchi tutto ed abbia una fastidiosa sensazione.


Il Padrone fa indossare allo schiavo-cesso un paio di boxer, oppure una guaina, un pannolone od altro, in cui il Padrone stesso abbia preventivamente defecato, e lo obbliga a tenerlo indossato per un certo periodo di tempo.


Lo schiavo-cesso dovrà lasciarsi sputare, pisciare e cacare sul volto.


Il Padrone lega e abbandona lo schiavo-cesso per un lungo periodo con i propri escrementi depositati sul suo volto (e/o corpo).


Il Padrone posiziona lo schiavo-cesso sotto alla tavola e gli getta gli avanzi del suo pasto.


Il Padrone da in pasto allo schiavo-cesso bocconi di cibo già masticati.


Il Padrone sputa, piscia e defeca direttamente nella bocca aperta dello schiavo-cesso che ingoia tutto.


Il Padrone sputa, piscia e defeca sul pavimento, su un piatto, in un bicchiere o in altro recipiente (o posto) ed obbliga lo schiavo-cesso ad ingoiare tutto.


Il Padrone lega in vari modi lo schiavo-cesso per rendere più difficile e umiliante l'operazione di ingoio. Per esempio lega le mani dietro alla schiena e lo obbliga prostrato a mangiare da terra.


Il Padrone unisce cibo (tipo pane, riso, biscotti, bevande, od altro) con sputi, piscia ed escrementi e per farli mangiare allo schiavo-cesso (per esempio, spalmare la merda sul pane, condire il riso con sputi o piscio, inzuppare i biscotti nella pipì, diluire una bevanda con la piscia,...).


Il Padrone fissa, tramite cinghie, un imbuto (con il tubo corto e largo) sulla bocca dello schiavo-cesso e versa dentro ciò che vuole fargli ingoiare.


Il Padrone defeca nel WC e poi ordina allo schiavo-cesso di raccogliere la merda con le mani e depositarla in un altro recipiente, per poi eventualmente obbligarlo a mangiarla.


Il Padrone fissa al volto dello schiavo-cesso un pannolone usato.


Il Padrone fa indossare allo schiavo-cesso degli indumenti sporchi dei suoi escrementi e della sua pipì, o abiti luridi, usati e molto sporchi.


Il Padrone ordina allo schiavo-cesso di infilare la testa nel wc. Il Padrone ordina di ripulirlo accuratamente, di lappare l'acqua putrida, di mangiare la merda depositata sul fondo, di leccare accuratamente la porcellana.


Il Padrone getta del cibo nel wc e lo schiavo-cesso lo deve mangiare.


Il Padrone conserva i propri escrementi nei giorni precedenti all'incontro con lo schiavo-cesso, per avere più materiale a disposizione per umiliare lo schiavo.


Il Padrone ordina allo schiavo-cesso di trattenere in bocca gli escrementi per un certo periodo di tempo.


Il Padrone calpesta volutamente gli escrementi, la piscia, gli sputi e il cibo per terra e ordina allo schiavo-cesso di ripulire la suola delle scarpe.


Il Padrone fa usare il proprio schiavo-cesso da altre persone.


Il Padrone accompagna lo schiavo-cesso in un luogo pubblico (per esempio, un parco) dove entrambi mangeranno un pasto al sacco, normale per il Padrone e particolare per lo schiavo-cesso: per es. un panino imbottito di merda del Padrone, una bottiglietta di thè con dentro la piscia del Padrone...


Il Padrone accompagna lo schiavo-cesso in un bagno pubblico e lo obbliga a leccare wc, cessi alla turca e urinali.


lunedì 23 marzo 2009

Link: Master Stigma

Oggi voglio consigliarvi un link:


Si tratta del sito di Master Stigma, un Master norvegese, di Oslo per la precisione, che addestra schiavi e ha una predilizione per il toilet training.

Tanto per capire, ecco qualche foto:















lunedì 16 marzo 2009

Dal produttore al consumatore

Questo è un racconto di fantasia. Mischia elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se vuoi realizzare questa fantasia o se vuoi discuterne, oppure se hai delle idee per nuovi racconti e avventure, contattami a wc4trainer@gmail.com!


Faccio il mio ingresso nel soggiorno e mi inginocchio davanti al Padrone.
Il camice marrone accuratamente abbottonato, gli stivali di gomma nera (quelli da pioggia, per capirci), la cuffia di latex nero a coprire i capelli, le mani guantate di gomma nera dietro la schiena, il capo chino.
Il Padrone comodamente seduto sul divano, con i lunghi stivali di gomma, i guanti, anch'essi lunghi e di gomma, e il gilet di pelle.
Il quadro è completo, la sessione può iniziare!

Il Padrone batte con il frustino sulla punta dei propri stivali ed io, senza esitazione, mi chino ed inizio a leccarli, il forte sapore della gomma inebriante. Lecco accuratamente ogni centimetro, fino all'altezza della caviglia, poi passo all'altro. Salgo, lentamente, fino ad arrivare al polpaccio e sotto al ginocchio e di nuovo passo all'altro stivale.
- Basta così.
Assumo di nuovo la posizione in ginocchio, le mani dietro la schiena, il capo chino.
- Sposta il tavolino.
E' il momento di preparare la stanza per il gioco.
- Il telo - il Padrone indica con il frustino.
Stendo il grande telo di plastica sul pavimento, coprendo quasi tutta la stanza.
- La Sedia.
Sistemo la Sedia sul telo, così come ormai ho imparato a fare.
La Sedia non è una sedia qualunque. Il sedile è provvisto di un largo buco. Sono sicuro che molti di voi hanno già capito di cosa si tratta. Ed è proprio grazie alla Sedia che viene sancito il mio ruolo di schiavo completo, di vero cesso vivente, di latrina umana!

Sono disteso, il viso direttamente sotto al buco della Sedia. I polsi legati alle gambe posteriori della Sedia, le caviglie distanziate ad un bastone, il cazzo e le palle fuori dal camice, tra un bottone e l'altro, strozzate da una corda legata alla base e l'eccitazione evidente.
Non posso muovermi, il Padrone si è assicurato di fissarmi al collo un alto collare posturale, che mi obbliga a fissare il buco sopra di me, senza potermi rifiutare di girare la testa (cosa che, detto tra noi, non credo proprio di volere!).
E' tutto pronto, il Padrone sistema le ultime cose: un lungo specchio accanto a me, un altro piccolo specchio sul tavolinetto vicino alla sedia (sì, al Padrone piace vedere bene cosa succede!), il frustino accanto allo specchio...

Il Padrone è comodamente seduto sulla Sedia.
- Sei pronto, cesso?
- Si, Signore.
Tutto il mio mondo è un culo. Un buco che piano piano si allarga, fa capolino la merda, insieme ad alcune scoregge, l'odore forte, la merda inizia a scendere, lentamente, lentamente... e infine lo stronzo si stacca e piomba direttamente nella mia bocca spalancata.
- Bene, cesso. Mangia! Mangia la mia Divina Merda, lurido stronzo di merda!
Eccitato, accolgo con calma lo stronzo in bocca, inizio ad ingerirlo...
- Bravo, così, deve sparire tutto in quella fogna di bocca che ti ritrovi.
Piano, mastico e ingoio e nel giro di poco lo stronzo è sparito completamente nella mia bocca, nel mio esofago, nel mio stomaco.
- Bravo, lurido schiavo di merda...
Il Padrone continua con il turpiloquio, masturbandosi senza sosta.
- Adesso ne arriva un altro! Apri bene la bocca, cesso di merda...
Dopo una serie di scoregge che assaporo con gusto, si fa strada un secondo stronzo. Scende via via più veloce, con la bocca spalancata lo prendo, ma è lungo, si spezza e una buona parte cade di lato, accanto alla mia testa, seguito da altra merda che non riesco, non posso accogliere nella mia bocca già piena.
Senza attendere, il Padrone prende il frustino e assesta una serie di colpi sul mio pene, che hanno l'effetto di portarmi vicino all'orgasmo. Il Padrone se ne accorge e riserva due colpi alle palle. Un mio grido strozzato lo convince che è sufficiente.
- Mangia, cesso schifoso! Mangia tutta la mia Merda, schiavo di merda!
Altri colpi vengono indirizzati alle palle, mentre ingoio il secondo stronzo del Padrone e vengo ricoperto di insulti ed offese.

Ingoiata la Divina Merda del Padrone, leccato il Regale Buco del Culo del Padrone fino alla completa pulizia, slegati i polsi dalla Sedia. In ginocchio, le mani dietro la schiena, le gambe divaricate dal bastone, il cazzo turgido che si fa strada fuori dal camice marrone, il capo chino, per quanto possibile per via del collare di postura, lo sguardo fisso sulla Divina Merda caduta poco prima.
- Dovrai mangiare anche quella, cesso, lo sai vero?
- Si, Signore - rispondo in un sussurro.
- E lo farai in maniera particolarmente umiliante e disgustosa.
- Sì, Signore.
- Nemmeno un grammo della mia preziosa merda andrà sprecata, deve finire tutta dentro di te, lurido cesso.
Aria carica di eccitazione intorno a noi.
- Prendi il piatto, quello bianco. Sbrigati, schiavo cesso!
Posiziono il grande piatto piano e bianco per terra, dove il Padrone indica con il frustino.
Un nuovo rituale sta per iniziare.

Obbedendo agli ordini, scopro il culo tenendo su con le mani il lembo del camice, dietro. Il Padrone si diverte a colpirmi le natiche con il frustino, mentre strisciando sulle ginocchia mi avvicino alla Merda, la prendo in bocca e, stronzo dopo stronzo, la deposito sul piatto.
Quindi, sposto il piatto davanti al divano, tra i piedi del Padrone che si siede comodamente.
- La devi adorare, ma prima devi chiedermi il permesso.
Quanto è difficile aprire la bocca per parlare...
- Signore, posso avere l'onore di adorare e venerare la Sua Divina e Magnifica Merda?
E ottenuto il permesso, posso prostrarmi ad annusarLa con trasporto come il più delicato fiore, a baciarLa con passione come la più preziosa reliquia, a leccarLa con gusto come il più prelibato frutto. Nemmeno un millimetro della Divina Merda viene escluso dal questo rituale.
Soddisfatto, il Padrone mi guarda mentre assaporo il primo Stronzo, facendolo squagliare pezzo per pezzo in bocca prima di ingoiarlo, gustandolo e adorandolo.

Poi mi fa rimettere in posizione in ginocchio e procede ad una nuova umiliazione: cala la suola di uno stivale sul piatto, schiacciando la merda, muove bene il piede fino a quando tutta la merda è una massa informe appiccicata al suo stivale.
Posa il tallone a terra, con la suola sollevata:
- Lecca, schiavo di merda!
Degradato, un lungo lavoro di ripulitura mi aspetta, la merda incastrata tra la gomma della suola dello stivale. Un lungo lavoro, eccitante lavoro: il cazzo lo conferma, così come quello del Padrone, che continua a masturbarsi e ad offendermi.
E solo quando è soddisfatto della pulizia della suola mi consente di tirare fuori un preservativo da una tasca del mio camice marrone, metterglielo (- Non vorrai mica succhiarmi con quel cesso sporco della tua bocca senza preservativo, vero schiavo?) e fargli un meraviglioso pompino, conclusosi con il preservativo rigonfio di Divino Sperma.

La sessione è quasi finita, ormai. Il Padrone è venuto, si limita a farmi svuotare il preservativo sul piatto bianco e sporco, e a sciacqurmi la bocca con una lunga pisciata. Poi, quando il piatto è leccato pulito, mi permette di toccarmi. Solo pochi secondi e vengo. Selvaggiamente. Finalmente.






Questo è un racconto di fantasia. Mischia elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se vuoi realizzare questa fantasia o se vuoi discuterne, oppure se hai delle idee per nuovi racconti e avventure, contattami a wc4trainer@gmail.com!

 

venerdì 13 marzo 2009

L'eco di porcellana 3

Vi assicuro: infilare la testa dentro al WC è incredibile!
Perlomeno per me.
Che godo di tutto ciò che normalmente mi schifa.
Che godo nel sentirmi sporco, umiliatio e degradato.
Che godo nel sentire l'odore di urina rancida e merda stagnante nei cessi pubblici.
Ne godo e mi fa schifo al tempo stesso.

Sicuramente godrei ancora di più se, il mio infilare la testa nel cesso, fosse ordinato e goduto da un sadico bastardo!

Sì, ho la fantasia del Padrone stronzo che piscia e caca nel cesso e poi mi ordina di infilarci la testa dentro! Che magari mi lega con le mani al tubo dello scarico, con la tavoletta abbassata sopra la mia testa. E mi lascia lì dentro, fino a quando non mi ordina di alzare la testa. O fino a quando il cesso non è pulito per bene. O...

Ma lasciamo da parte la fantasia.
Mi organizzo per un nuovo rituale, una nuova avventura eccitante.
Sapete, quando sono in un periodo in calore mi sembra di non avere limiti.
E così, via! Esco di casa, con uno zaino con la mia roba.
Avevo già puntato un certo bagno pubblico.
Avevo fantasticato su certe situazioni...

La prima cosa da fare è l'ispezione: controllo i vari cubicoli del bagno, alla ricerca di quello che più mi inspira. Prima di uscire di casa, e durante il tragitto, pensavo: sceglierò il cubicolo più schifoso, quello più sporco, quello più digustoso!
Ma una volta nel bagno, mi rendo conto che ci sono delle regole imprescindibili anche per il mio inconscio. E così non scelgo il cubicolo più lurido, ma quello più eccitante. Non quello con le pestate nere per terra, o con la carta igienica a pezzetti ovunque, o con una scarica di diarrea ovunque. Ma quello che ha un rigagnolo, ordinato, di piscio da una parte, l'acqua della tazza ben dorata di piscio, una strisciata perfetta di merda sulla porcellana e la ciambella non rotta.

Chiuso dentro al cubicolo, non è troppo piccolo, perfetto!
Mi spoglio completamente, stando attento a non fare troppo rumore. Di tanto in tanto qualcuno entra negli altri cubicoli, ma nessun pericolo. Appoggio i vestiti nello zaino, rimettendomi le scarpe. Poi, tiro fuori il camice marrone dalla sua busta (ehi, fa un casino infernale la busta di plastica!), indosso la cuffia di gomma (sulle orecchie, copre un po' i rumori, mi fa temere un po' di non sentire se qualcuno vuole entrare nel cubicolo, ma pazienza) e i guanti di gomma.
Sono pronto. Eccitato come un porco!

Mi inginocchio davanti al cesso, le ginocchia a contatto con il pavimento (non è sporco, ma la sensazione di schifo è stupenda!). Il cesso emana un meraviglioso fetore di piscia rancida e merda stantia. Inalo tutto, masturbandomi.
Poi, come in un rituale religioso, mi inchino verso la tazza e avvicino il naso al bordo, e poi sempre più in basso, fino a sprofondare nelle viscere del cesso pubblico!
Ho la testa infilata in un lurido cesso pubblico!
Ho la testa infilata in uno schifosissimo cesso pubblico!
Che meravigliosa schifessa, assaporo tutti gli odori, i rumori, guardo con eccitante schifio la traccia di calcare dove fuoriesce l'acqua dello sciacquone, la strisciata di merda dall'odore confuso, la putrida acqua gialla.
Non resisto più, vengo!
Mi ricompongo e scappo dal bagno.
Questa è stata la prima di tante altre avventure!
Eccitanti!





mercoledì 11 marzo 2009

L'eco di porcellana 2

Infilare la testa nella tazza del cesso è un'esperienza unica.
Fa schifo. E' l'ultimo posto al mondo dove penseresti mai di doverti ficcare!
Ed è proprio per questo che è eccitante.
Umiliante.
Degradante.

Ormai, spesso infilo la testa nel WC.
Il rituale è assodato: camice marrone e cuffia in testa.
In ginocchio davanti alla tazza.
Lentamente, infilare la testa.
Godersela!

Le prime volte infilavo la testa e via!
Poi, nel tempo, ho introdotto un nuovo elemento: lo sporco.
Pisciavo nel WC, poi mi preparavo, mi inginocchiavo e infilavo la testa, inebriato dall'odore.
La prima volta che ho leccato la porcellana del cesso, dove era scivolata la piscia, ho avuto un orgasmo incredibile!
E' un po' come una droga, cercando sempre di aumentare la dose.
Ho lappato l'acqua pisciosa del WC.
Ho cacato nel WC, lasciandomi circondare dall'odore fortissimo.
Ho passato la lingua sulla scia di merda sulla porcellana.
Ho immerso la lingua nella putrida acqua con sotto lo stronzo annegato.

Che goduria, lettori miei!
Mi è sempre mancato un elemento a tutto questo: una persona che goda della mia degradazione!
Ho, ma solo in parte, rimediato a questo problema...


lunedì 9 marzo 2009

L'eco di porcellana 1

La prima volta che ho pensato di farlo, ho avuto un orgasmo.
Ma si sa, quando una persona si mette in testa una cosa, fino a quando non la fa non si da pace.
E quindi, ecco l'idea:

INFILARE LA TESTA NELLA TAZZA DEL CESSO

Ok, detta così sembra una cosa schifosa.
In effetti lo è.
Ma proprio perché è schifosa mi piace.
Dato che, in un giorno normale, in un momento normale, insomma, in condizioni normali nemmeno minimamente mi sognerei di fare una cosa tanto disgustosa, allora... mi piace!!!

Ed eccomi qui, con il mio immancabile camice marrone.
Per l'occasione, ho anche comprato una cuffia da bagno, quelle che vendono al supermercato per la piscina. Nera, in latex.
Non voglio correre il rischio di sporcarmi i capelli (già, pigrizia...).

Dicevo, eccomi qui.
In ginocchio, davanti alla tazza del cesso.
Il cazzo in mano, eccitato.
(Ehi, la tazza è pulita, per la cronaca.)
Piano piano mi avvicino.
La testa entra nella tazza.
Non posso crederci che lo stia facendo davvero!!!
Ok, ho superato il bordo, piano mi spingo più in basso, solo pochissimi centimetri dall'acqua.
Sapete la cosa più strana?
L'eco.
L'eco del mio respiro affannato mentre, con la testa sprofondata, mi masturbo.
Che goduria!
Lì, la porcellana che mi circonda, il respiro che mi ritorna amplificato alle orecchie.
Vengo!


giovedì 5 marzo 2009

Uno sguardo sul mondo

Dopo aver fatto la cacca, chi di voi guarda dentro al WC?

Ho sempre guardato la mia cacca, per vedere come era fatta, per vedere il colore, la consistenza, la garndezza.
Ho letto da qualche parte che guardare la propria cacca è normale, nel senso che aiuta a capire il proprio stato di salute.
Forse è darwiniano, nel senso che chi guarda la propria cacca vive più a lungo, proprio perché capisce il proprio stato di salute e si cura di conseguenza.
Forse fa parte del proprio senso di conservazione della specie.

Quando guardo la mia cacca mi sento soddisfatto.
Quando sono nei periodi di eccitazione (ok, quando sono in calore!) mi fa proprio piacere! Piacere fisico, intendo.

E' un po' come guardare un mondo.

E poi, mi vengono in mente le storie erotiche che leggo.
I racconti schifosamente schifosi.
Infilare la testa nel WC e nutrirsi dei frutti del corpo.

Uff!

lunedì 2 marzo 2009

Ordine del giorno

Nel tempo ho avuto numerose corrispondenze con persone interessate al mondo BDSM e scat.
Corrispondenze spesso sfociate in amicizia, anche se solo epistolare.
Molto spesso ho conosciuto persone interessate ad un rapporto a distanza, alcuni vouyer, altri curiosi, altri ancora volti a finalizzare in un incontro in carne ed ossa.
Ho sempre trovato eccitante poter condividere esperienze e fantasie. E spesso mi sono divertito ad eseguire ordini da parte di Padroni virtuali.

In particolare, Padrone M. fu una conoscenza duratura. Nell'arco di molti mesi ci siamo scritti, abbiamo ideato una sessione incredibilmente complessa ed eccitante, anche se poi, alla fine, non ci siamo incontrati. Vuoi la distanza, vuoi la bellezza della fantasia in sé...





ORDINE DEL GIORNO:

Indossare calze, reggicalze, mutandine e camice.
Pinzette con catenelle su testicoli e capezzoli, collare.
Accendere la candela e spegnere le luci.
Rilassarsi ed aumentare leggermente il numero di respiri, socchiudere gli occhi, ricercare una sensazione di disagio, attendere la scomparsa dell'erezione, dirigersi in bagno e in piedi a gambe divaricate illuminando solo con la candela, orinare nel WC sporcandone volontariamente il bordo. Mordersi leccarsi le labbra, rieccitarsi. 
Posizionare le scarpe con tacco, sul bordo della tazza.
Ritornare in camera distendersi per terra a fianco letto, come in attesa di punizione.
Prendere la candela, sgocciolarsi nella zona vicino al capezzolo sx tirando la pinzetta, poi sul fianco dx ed infine sui genitali. Masturbarsi.
Camminare a cagnolino sino fronte wc desideroso di essere ancora umiliato.
Leccare il tacco delle scarpe senza farle cadere.
Masturbarsi, baciare e leccare le gocce di urina sul bordo della tazza con la lingua.
Orgasmo. 

TUTTO L'ORDINE DEL GIORNO DEVE ESSERE ESGUITO IMMAGINANDO LA MIA PRESENZA.

PADRONE M.




Oppure...




ORDINE DEL GIORNO:

Vestire divisa da donna delle pulizie: camice marrone, stivali gomma, guanti gomma.
Andare fronte WC, inginocchiarsi umilmente, infilare una mano sotto il grembiule abbottonato e iniziare a toccarsi dolcemente i genitali, l'ano, le labbra e i capezzoli, assaporando la cruda sensazione del guanto in gomma. 
Rilassarsi ed eccitarsi passivamente per alcuni minuti.
Posizionare a terra davanti al WC  un piatto bianco precedentemente preparato contenente la cena (un cibo a scelta dello schiavo). 
Cominciare a masturbarsi e con l'ausilio dell'altra mano stuzzicare l'ano.
Lubrificare il dito con il cibo del piatto.
Chinarsi sul piatto e mangiare. Simultaneamente  penetrarsi con le dita, movendole durante l'ascolto del sapore del cibo e tirandole fuori al momento dell'ingoio.
Ripetere la sequenza piu' volte ed eseguirla con molta calma.
Utilizzare a discrezione le mani per aiutarsi a mangiare.
A piatto completamente pulito lo schiavo potra' eiacularci dentro ma in tal caso dovra' leccarlo pulito.

L'immagine del padrone seduto sol WC e' l'unico pensiero concesso allo schiavo durante l'ordine del giorno.

In attesa di resoconto 

PADRONE M.






Naturalmente, ho eseguito scrupolosamente entrambi gli ordini del giorno.
Molti altri ne sono seguiti, sempre più osceni e degradanti! :)