lunedì 27 aprile 2009

La Cascina 2

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Sabato 19 marzo 2005, pomeriggio. Punto di vista di Daniele


Mentre lo schiavo pulisce e mette in ordine la cucina, io e A. usciamo per fare una passeggiata. Facciamo un giro della proprietà e mi fa vedere il vecchio fienile, l'orticello semi abbandonato, la parte boschiva...
- Come vedi, questo posto è perfetto per giocare, ci sono posti diversi dove divertirsi, al riparo da occhi indiscreti. Per esempio, là c'è un vero e proprio tappeto di ortiche, più di una volta ho legato lo schiavo disteso su di esse!
Deve aver visto il mio sguardo impaurito, perché subito dopo aggiunge:
- Sì, lo so, ti stai chiedendo se, diventando mio schiavo, potresti tu stesso subire la stessa tortura. La risposta è SI.
- Sì, in effetti avevo proprio questo dubbio. Come ti ho scritto più volte, non sopporto molto il dolore, mi sento più rivolto verso la parte cerebrale che fisica.
- Lo so, però, vedi, se veramente vuoi giocare a questo gioco, il tuo ruolo ti impone di non poter scegliere cosa vuoi e cosa no, quando e come fare certe pratiche. Il ruolo di schiavo è impegnativo, certo, ma la prima cosa da imparare è quella di lasciarsi andare, di obbedire, di eseguire gli ordini, di godere del piacere che il Padrone ricava da te.
- Mi sembra molto bello, è quello che penso anche io.
- Benissimo. Quindi concordi con me se dico che in realtà lo schiavo, proprio perché si deve lasciar andare nelle mani del Padrone, in un certo senso si libera, diventa più libero?
- Sì, non avevo mai pensato a questo aspetto.
- Naturalmente ci deve essere un rapporto di fiducia, il Padrone deve essere una persona affidabile e che sa quello che fa. E, naturalmente, ci vuole una forte volontà, da parte di entrambi. E quello che spero di dimostrarti oggi è che io sono una persona responsabile, affidabile ed esperta. In poche parole, ti sto facendo vedere che posso essere il tuo Padrone.
Rifletto brevemente sulla risposta migliore da dare, e poi:
- Secondo me sei il Padrone Perfetto!
Un sorriso sfiora il volto di A., che poi domanda:
- Allora cosa ti frena, ancora, dal diventare mio schiavo?
Una lunga pausa, cerco di raccogliere le idee. Poi:
- Beh, prima di tutto, i limiti.
- Quelli li stabiliremo prima di iniziare a giocare. Anzi, sarai tu stesso a dirmi quali sono i tuoi limiti. Io li rispetterò scrupolosamente, però sappi che nel futuro, poi, sarai tu stesso a chiedermi di eliminarne alcuni e di modificarli altri. Quindi, come vedi, i limiti non sono un problema. Cos'altro?
- La compatibilità. Come ti ho detto in e-mail, il mio sogno è quello di poter diventare un cesso completo. Nel tempo sono venute fuori altre fantasie, altri desideri, però il mio punto fisso riguarda la parte mentale, psicologica. Credo che la fantasia del cesso sia in realtà legata a quella più grande di umiliazione. Non so poi se nella realtà mi piaccia diventare un vero cesso o se piuttosto mi piaccia l'idea perché la più umiliante a cui riesca a pensare...
- Certo, capisco. So bene che l'aspetto che più ricerchi è quello dell'umiliazione. Sei un ragazzo molto timido. Ti diventano le guance rosse anche solo a pronunciare la parola schiavo. Ed è questa tua timidezza che aumenta la potenza dell'umiliazione. E nell'umiliazione trovi un piacere nascosto e segreto, che ricerchi proprio perché molto eccitante. Però, nella realtà, rifuggi queste umiliazioni, le trovi disgustose e inaccettabili.
- Esatto, è proprio così!
- E' per questo che io ti parlo di gioco! Quando iniziamo una sessione, ci immedesimiamo nei nostri ruoli, lasciamo fuori le persone che siamo nella realtà di tutti i giorni e ci abbandoniamo a quello che sentiamo di essere veramente. Io lo farò in maniera responsabile, sempre tenendo conto della sicurezza e tutto il resto. Tu lo farai lasciandoti andare, godendo finalmente delle umiliazioni che subirai. E' semplice, no?
- Beh, detto così sembra facile, sì.
- Non ho detto che sia facile. E' semplice l'idea, ma poi il gioco non è facile, va giocato in modo molto serio. E' faticoso. Però dona sensazioni ed emozioni uniche!
- E se il gioco portasse verso pratiche da cui non ricavo piacere?
- Ti riferisci a qualcosa in particolare?
- Per esempio, stamani hai frustato lo schiavo. Io non so se potrei resistere a quel dolore...
- Diciamo che non ti frusterei in quel modo al nostro primo incontro. Considera che lo schiavo attuale è soprattutto un masochista fisico, quasi il contrario di te, quindi quella fustigazione per lui non era troppo spiacevole né troppo severa, credimi! Per te sarebbe diverso, so che preferisci l'aspetto mentale e degradante. Naturalmente ti addestrerei prima di tutto come mio schiavo, quindi le punizioni corporali sarebbero comunque indispensabili, però il percorso sarebbe più improntato in discesa, percorrendo gli scalini della degradazione e dell'umiliazione più totale!
Una risata accompagna queste sue ultime parole, in parte per sdrammatizzare, in parte perché un po' teatrali, però non posso fare a meno di sentire un brivido di eccitazione percorrermi la schiena.
- Dai, c'è altro che ti turba?
Dopo una breve esitazione:
- Sì. Ho paura di deluderti...
- Ahahahahah, ma dai! Mica crederai che mi aspetti di trasformarti in uno schiavo perfetto in 2 giorni, vero? E poi, scusa, credi che tu sia il primo che addestro?
- Non so, mi prendono sempre tanti dubbi. Inoltre, come sai, mi sento di essere più etero che gay...
- Certo, lo so. Io sono bisex, quindi ho rapporti sia con uomini che con donne. Se comunque hai questo desiderio e se per realizzarlo ti sei rivolto a me, significa che perlomeno una fantasia gay ce l'hai.
- E' vero, in realtà la fantasia è sempre la solita, quella dell'umiliazione. Ho l'impressione che sottomettermi ad un uomo sia più umiliante che farlo con una donna.
- E' vero. Sarà umiliante essere costretto a mangiare la merda di un altro maschietto, vedrai!


Torniamo alla cascina. Lo schiavo ha pulito e sistemato la cucina e ci sta aspettando nella stalla, come ordinatogli dal Padrone.
- Il nostro ospite si stava chiedendo, poco fa, se tu fossi un maso più cerebrale o fisico. Che ne dici, schiavo, cosa sei?
- Sono più masochista fisico, Signore.
- Che ne dici di darne una prova al nostro ospite?
- Si, Signore.
- Dunque, qualcosa che ti tenga occupato un po' mentre noi parliamo di cose importanti.
A. fa finta di pensarci, in realtà sembra avere già deciso.
- Ci sono. Che ne dici del Gioco del Verme?
Dalla reazione dello schiavo, capisco che si tratta di qualcosa di serio.
- Si, Signore. Grazie, Signore.
- Bene bene, vai subito di sopra. Sala grande. Prepara tutto il materiale. Le pinzette, però, questa volta prendi quelle che fanno più male. Quelle a coccodrillo.
Poi, rivolgendosi a me:
- Sono delle pinzette con dei denti acuminati che penetrano nel capezzolo. Sono estremamente dolorose.
Lo schiavo, evidentemente eccitato e, al tempo stesso, impaurito, si sta avviando strisciando sulle ginocchia.
- Non ho ancora finito.
- Sì, Signore.
- Il cuneo anale: quello grande.
- Si, Signore. Grazie, Signore.
Un ginocchio dopo l'altro, lo schiavo scompare nel corridoio e poi, sentiamo, su per le scale, con le catene che sferragliano ad ogni suo movimento.
- Il Gioco del Verme, come vedrai, è molto faticoso e molto doloroso, oltreché molto umiliante! Se durante il suo svolgimento non dovessi sentirti a tuo agio, esci pure dalla stanza. Adesso andiamo, dopo ne riparleremo...


Lo schiavo è sdraiato per terra, accanto a lui il materiale necessario.
Io, seduto su una delle poltrone di pelle, accanto a quella di A., mi godo lo spettacolo.
Il Padrone si sbottona la tuta da lavoro e se la sfila, legandosela alla meglio sui fianchi. Si accovaccia ad un paio di metri dalla sedia e, in poco tempo e pochi sforzi, caca un bel mucchio di merda. L'odore è forte, mi da quasi fastidio, però la scena è eccitante e sono curioso.
Defecato, il Padrone va verso lo schiavo e si accovaccia sopra la sua bocca.
- Pulisci.
Lo schiavo, obbediente, inizia a leccare il culo merdoso del Padrone che si masturba lentamente. Poi prende le pinzette: 2 piccole ma micidiali pinzette dentate che applica ai capezzoli dello schiavo. Un lamento segnala la loro corretta posizione.
- Girati.
Lo schiavo si gira, le pinzette a contatto con il pavimento gli inviano una nuova scossa di dolore. A. si risistema la tuta, poi prende le caviglie, legate tra loro, e le tira in alto, verso i polsi legati dietro alla schiena. Con un moschettone li fissa insieme, legando lo schiavo in un severo hog-tie. Poi, con una generosa porzione di lubrificante, impala lo schiavo con il butt-plug.
- Eccoti pronto. Adesso viene il divertimento...
A. ritorna verso gli escrementi e, con gusto, pianta lo stivale sul mucchietto di merda, spiaccicando tutto quanto. La maggior parte della merda si attacca alla suola dello stivale. A questo punto, ritorna lentamente verso lo schiavo, facendo attenzione a lasciare delle belle impronte merdose che tracciano un percorso: dallo schiavo alla sedia del Padrone.
- Adesso, schiavo di merda, ripulisci tutto per bene. E' chiaro?
Con la punta merdosa dello stivale a pochi centimetri dal volto, lo schiavo sussurra:
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Il Padrone si riposiziona nella sedia e mi sorride.
- Capito perché si chiama Gioco del Verme?
Il povero schiavo, dolorante per via della posizione, delle pinzette e del cuneo infilato nel culo, faticosamente e lentamente striscia fino alla prima impronta di merda e inizia a leccarla. Il pavimento è fatto con vecchie mattonelle, non è facile leccarle pulite. Pulita la prima orma, lo schiavo pian piano striscia verso la seconda impronta, straziandosi i capezzoli sul pavimento.
Dopo venti minuti di agonia, lo schiavo è a malapena a metà. Il Padrone si avvicina, rinnovando le impronte merdose sul pavimento.
- Girati.
Lo schiavo si sforza e riesce a mettersi di lato.
- E non dire che non sono generoso...
Nel dire questo, gli toglie le pinze dai capezzoli, strappandogli un lungo mugugno di dolore.
- Continua.
Tornato a sedere si rivolge a me:
- Ho tolto le pinzette perché sono molto severe e non voglio che abbia danni ai capezzoli. Come vedi, ci tengo alla salute dei miei schiavi.
Questa spiegazione è didattica, sicuramente vuole che io capisca che è un Padrone affidabile.
- Giusto - rispondo io.
Dopo altri 20 minuti di terribile lavoro, lo schiavo raggiunge il punto in cui il Padrone ha defecato e inizia a leccare e mangiare il grosso della merda. La bocca sembra asciutta, la merda si è indurita e raffreddata, fa una grossa fatica a finire tutto quanto ma alla fine riesce nel lavoro e, quindi, a strisciare ai piedi del Padrone, che gli offre la suola merdosa dello stivale da ripulire. Anche questa non è un'operazione semplice: la suola dello stivale è profondamente incisa nella gomma e lo schiavo deve usare molto la lingua per staccare i pezzi di merda e ingoiarli.
Quando finalmente finisce, il Padrone è soddisfatto. Lo slega e gli toglie il plug, poi gli permette di riposarsi, mentre noi scendiamo fuori.


- Allora, cosa ne pensi di questo Gioco del Verme?
- Impressionante! Non avrei mai immaginato tanta fantasia!
- Ahahah, questo è niente! Come ti dicevo, ho una lunga esperienza, conosco decine di giochi! Ti piacerebbe, un giorno, essere al posto dello schiavo, costretto a strisciare per leccare la merda dal pavimento?
La domanda, così a bruciapelo, mi coglie alla sprovvista.
- Credo di sì, però non credo di avere la capacità di resistere a tanto!
- Non credere che la prima volta uno schiavo inesperto come te possa fare altrettanto! Ci vogliono molte sessioni di preparazione! Lo schiavo ha già fatto altre volte questo gioco, ogni volta cerco di renderlo più severo della volta precedente. Solo così può migliorare.
- Sì, è vero. Però quelle pinze sui capezzoli, o quel cuneo così grande...
- Quando sarai il mio verme, non è detto che ti farò strisciare in quel modo. Potrei lasciarti le caviglie legate ma appoggiate sul pavimento, magari la prima volta senza pinzette e cuneo. Visto che sei così timido, potrei farti strisciare davanti ad un mio ospite, proprio come oggi ha fatto lo schiavo. Magari, potrei farti ripulire il pavimento che avrà sporcato l'ospite stesso, a cui dovrai poi leccare la suola delle scarpe...
Sono tutto rosso in volto, lo sento. Non so cosa dire.
A. mi guarda e sorride, sa di avere colto nel segno e vuole esagerare un po’.
- Magari, per soddisfare il tuo desiderio di degradazione, potrei invitare un ospite particolarmente antipatico e stronzo, che dovrai supplicare di defecare per terra, che dovrai implorare di permetterti di leccare la sua merda disseminata per la stanza. Un maschio che odierai ma a cui dovrai sottometterti in modo umiliante e svilente.
Sono eccitato, una scena del genere, nella sua terribile crudezza e fantastica impossibilità mi infiamma e, al tempo stesso, mi fa vergognare.
- Ma tutto a tempo debito. Oggi cerca solo di capire se posso fare al caso tuo. Stasera a cena farò in modo di umiliare maggiormente lo schiavo. Lui, come ti ho già detto, preferisce l'aspetto fisico, ma io preferisco quello psicologico, proprio come te. Stasera tirerò un po' la corda, ma ho bisogno del tuo aiuto...


La cena preparata dallo schiavo è ottima, siamo seduti sul divano con un digestivo nel bicchiere e sta per iniziare lo spettacolo.
- Schiavo, vieni qua.
Lo schiavo viene nel soggiorno e, immediatamente, si inginocchia ai piedi del Padrone.
- La tua ciotola e la scatoletta.
Lo schiavo torna immediatamente in cucina, per ricomparire con la sua ciotola metallica e una scatoletta di cibo per cani, che appoggia ai piedi del Padrone.
A. tira la linguetta della lattina di cibo, la apre e svuota il contenuto nella ciotola.
- Visto che abbiamo un ospite, non credi che sarebbe educato da parte tua chiedergli se può aiutarti con il condimento?
A queste parole, lo schiavo è evidentemente in imbarazzo. China ancora di più la testa e balbetta:
- Sì, Signore.
- Allora, cosa aspetti?
Lo schiavo si sposta verso di me, si prostra ai miei piedi e:
- Signore, la prego, vorrebbe essere così generoso da donarmi il suo condimento?
Io, probabilmente, sono più imbarazzato dello schiavo, anche se A. mi aveva preparato a questa richiesta, che avevo già accettato. Fortunatamente il Padrone interviene:
- Schiavo, cerca di essere più preciso con le richieste.
- Signore, la prego, potrebbe essere così generoso da voler condire il mio cibo con la sua preziosa pipì?
Il Padrone allunga una mano per prendere il frustino e affibbia un colpo sul sedere dello schiavo.
- Non essere timido, schiavo. Solo la piscia?
- Signore, oltre alla sua preziosa pipì, potrebbe condire il mio cibo anche con la sua preziosa saliva?
Altra frustata.
- Non basta.
Lo schiavo, a questo punto, è completamente umiliato.
- Signore, la prego, oltre alla sua preziosa pipì e saliva, potrebbe condire il mio cibo con la sua preziosa merda?
Soddisfatto, il Padrone interviene di nuovo, rivolgendosi a me:
- Scusa l'impertinenza dello schiavo, è un porco e lurido maiale. Più il suo cibo è schifoso e più gode, il verme. Se puoi farlo contento, ti sarebbe molto grato.
Io, sempre in imbarazzo, rispondo con un timido sì.
- Sentito, schiavo? Ringrazia e porta subito la ciotola in bagno!
- Grazie, Signore, per la Sua generosità.
Poi, con la ciotola tra le mani, va verso il bagno.
- Metterà la ciotola dentro alla tazza del cesso. Tu fai con comodo, cerca di fare una bella cacata e una bella pisciata. Essendo la ciotola dentro al cesso, finirà tutto dentro. Noi ti aspetteremo qua, per tutto il tempo necessario.
E così, dopo quasi 20 minuti, la ciotola con il cibo per cani è condita con due begli stronzi e una calda pisciata. Il Padrone, con fare disgustato, utilizza una forchetta di plastica per mischiare per bene tutto e poi ci aggiunge anche uno sputo.
- E adesso, schiavo schifoso: MANGIA!
Non so se sono più disgustato o eccitato. L'uno rincorre l'altro.
Lo schiavo, lentamente, mangia la poltiglia, un paio di volte sembra non farcela, ma poi ingoia tutto e passa al boccone successivo. Mentre ci godiamo lo spettacolo, eccitati, il Padrone controlla l'orologio:
- Hai il treno tra poco più di un'ora, ho il tempo per scandalizzarti un altro po'!
Sorrido, mentre lui si sbottona la patta e fa uscire il cazzo bello turgido. Si inginocchia dietro allo schiavo e, senza troppi complimenti, lo incula.
- Continua a mangiare, schiavo schifoso!
La scena è incredibile, sono eccitato, il Padrone stantuffa il suo poderoso cazzo nel culo dello schiavo che, con la faccia affondata nella ciotola, continua a magiare la poltiglia disgustosa. Solo pochi minuti e il Padrone viene in un portentoso orgasmo. 


A. si è cambiato, è pronto per riportarmi alla stazione.
Lo schiavo, ancora chino sulla ciotola, lecca gli ultimi avanzi della cena, a cui si è aggiunto anche il contenuto del preservativo rigonfio del Padrone.
- Sistema tutto quanto e poi aspettami in camera. Stanotte farai il pitale.
Poi, rivolgendosi a me:
- Spesso dorme in camera mia, legato sotto al letto e pronto in qualunque momento della notte a farmi da pitale.
Usciamo dalla cascina e ci mettiamo in viaggio verso la stazione.
- Allora, come è andata la giornata?
- Molto bene!
Sono soddisfatto, è stata una giornata intensa e molto interessante.
- Mi dispiace che tu non possa rimanere fino a domani. Avresti potuto vedere qualche altra perversione!
- Dispiace anche a me, però sono già molto contento così!
- Sì, dai, anche perché almeno ti rimane un po' di curiosità e forse finalmente accetti la mia proposta!
- Io vorrei accettare, anche se rimangono molti dubbi...
- Aspetta. I dubbi li avrai sempre, l'unico modo per fugarli è vivere! Comunque, facciamo una cosa: non mi dare una risposta adesso. In questi giorni ci pensi, pensi a tutto quello che hai visto e soprattutto a tutto quello che ti ho detto. Anche perché c’è una novità che poi ti dirò. Tra qualche giorno ti mando una e-mail e vediamo un po' come procedere, va bene?
- Perfetto!
E così arriviamo alla stazione.
Sul treno ripenso a tutta la fantastica giornata e, senza volerlo, non posso fare a meno di toccarmi... di tanto in tanto!


Continua...




Nessun commento:

Posta un commento