lunedì 27 aprile 2009

La Cascina 2

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Sabato 19 marzo 2005, pomeriggio. Punto di vista di Daniele


Mentre lo schiavo pulisce e mette in ordine la cucina, io e A. usciamo per fare una passeggiata. Facciamo un giro della proprietà e mi fa vedere il vecchio fienile, l'orticello semi abbandonato, la parte boschiva...
- Come vedi, questo posto è perfetto per giocare, ci sono posti diversi dove divertirsi, al riparo da occhi indiscreti. Per esempio, là c'è un vero e proprio tappeto di ortiche, più di una volta ho legato lo schiavo disteso su di esse!
Deve aver visto il mio sguardo impaurito, perché subito dopo aggiunge:
- Sì, lo so, ti stai chiedendo se, diventando mio schiavo, potresti tu stesso subire la stessa tortura. La risposta è SI.
- Sì, in effetti avevo proprio questo dubbio. Come ti ho scritto più volte, non sopporto molto il dolore, mi sento più rivolto verso la parte cerebrale che fisica.
- Lo so, però, vedi, se veramente vuoi giocare a questo gioco, il tuo ruolo ti impone di non poter scegliere cosa vuoi e cosa no, quando e come fare certe pratiche. Il ruolo di schiavo è impegnativo, certo, ma la prima cosa da imparare è quella di lasciarsi andare, di obbedire, di eseguire gli ordini, di godere del piacere che il Padrone ricava da te.
- Mi sembra molto bello, è quello che penso anche io.
- Benissimo. Quindi concordi con me se dico che in realtà lo schiavo, proprio perché si deve lasciar andare nelle mani del Padrone, in un certo senso si libera, diventa più libero?
- Sì, non avevo mai pensato a questo aspetto.
- Naturalmente ci deve essere un rapporto di fiducia, il Padrone deve essere una persona affidabile e che sa quello che fa. E, naturalmente, ci vuole una forte volontà, da parte di entrambi. E quello che spero di dimostrarti oggi è che io sono una persona responsabile, affidabile ed esperta. In poche parole, ti sto facendo vedere che posso essere il tuo Padrone.
Rifletto brevemente sulla risposta migliore da dare, e poi:
- Secondo me sei il Padrone Perfetto!
Un sorriso sfiora il volto di A., che poi domanda:
- Allora cosa ti frena, ancora, dal diventare mio schiavo?
Una lunga pausa, cerco di raccogliere le idee. Poi:
- Beh, prima di tutto, i limiti.
- Quelli li stabiliremo prima di iniziare a giocare. Anzi, sarai tu stesso a dirmi quali sono i tuoi limiti. Io li rispetterò scrupolosamente, però sappi che nel futuro, poi, sarai tu stesso a chiedermi di eliminarne alcuni e di modificarli altri. Quindi, come vedi, i limiti non sono un problema. Cos'altro?
- La compatibilità. Come ti ho detto in e-mail, il mio sogno è quello di poter diventare un cesso completo. Nel tempo sono venute fuori altre fantasie, altri desideri, però il mio punto fisso riguarda la parte mentale, psicologica. Credo che la fantasia del cesso sia in realtà legata a quella più grande di umiliazione. Non so poi se nella realtà mi piaccia diventare un vero cesso o se piuttosto mi piaccia l'idea perché la più umiliante a cui riesca a pensare...
- Certo, capisco. So bene che l'aspetto che più ricerchi è quello dell'umiliazione. Sei un ragazzo molto timido. Ti diventano le guance rosse anche solo a pronunciare la parola schiavo. Ed è questa tua timidezza che aumenta la potenza dell'umiliazione. E nell'umiliazione trovi un piacere nascosto e segreto, che ricerchi proprio perché molto eccitante. Però, nella realtà, rifuggi queste umiliazioni, le trovi disgustose e inaccettabili.
- Esatto, è proprio così!
- E' per questo che io ti parlo di gioco! Quando iniziamo una sessione, ci immedesimiamo nei nostri ruoli, lasciamo fuori le persone che siamo nella realtà di tutti i giorni e ci abbandoniamo a quello che sentiamo di essere veramente. Io lo farò in maniera responsabile, sempre tenendo conto della sicurezza e tutto il resto. Tu lo farai lasciandoti andare, godendo finalmente delle umiliazioni che subirai. E' semplice, no?
- Beh, detto così sembra facile, sì.
- Non ho detto che sia facile. E' semplice l'idea, ma poi il gioco non è facile, va giocato in modo molto serio. E' faticoso. Però dona sensazioni ed emozioni uniche!
- E se il gioco portasse verso pratiche da cui non ricavo piacere?
- Ti riferisci a qualcosa in particolare?
- Per esempio, stamani hai frustato lo schiavo. Io non so se potrei resistere a quel dolore...
- Diciamo che non ti frusterei in quel modo al nostro primo incontro. Considera che lo schiavo attuale è soprattutto un masochista fisico, quasi il contrario di te, quindi quella fustigazione per lui non era troppo spiacevole né troppo severa, credimi! Per te sarebbe diverso, so che preferisci l'aspetto mentale e degradante. Naturalmente ti addestrerei prima di tutto come mio schiavo, quindi le punizioni corporali sarebbero comunque indispensabili, però il percorso sarebbe più improntato in discesa, percorrendo gli scalini della degradazione e dell'umiliazione più totale!
Una risata accompagna queste sue ultime parole, in parte per sdrammatizzare, in parte perché un po' teatrali, però non posso fare a meno di sentire un brivido di eccitazione percorrermi la schiena.
- Dai, c'è altro che ti turba?
Dopo una breve esitazione:
- Sì. Ho paura di deluderti...
- Ahahahahah, ma dai! Mica crederai che mi aspetti di trasformarti in uno schiavo perfetto in 2 giorni, vero? E poi, scusa, credi che tu sia il primo che addestro?
- Non so, mi prendono sempre tanti dubbi. Inoltre, come sai, mi sento di essere più etero che gay...
- Certo, lo so. Io sono bisex, quindi ho rapporti sia con uomini che con donne. Se comunque hai questo desiderio e se per realizzarlo ti sei rivolto a me, significa che perlomeno una fantasia gay ce l'hai.
- E' vero, in realtà la fantasia è sempre la solita, quella dell'umiliazione. Ho l'impressione che sottomettermi ad un uomo sia più umiliante che farlo con una donna.
- E' vero. Sarà umiliante essere costretto a mangiare la merda di un altro maschietto, vedrai!


Torniamo alla cascina. Lo schiavo ha pulito e sistemato la cucina e ci sta aspettando nella stalla, come ordinatogli dal Padrone.
- Il nostro ospite si stava chiedendo, poco fa, se tu fossi un maso più cerebrale o fisico. Che ne dici, schiavo, cosa sei?
- Sono più masochista fisico, Signore.
- Che ne dici di darne una prova al nostro ospite?
- Si, Signore.
- Dunque, qualcosa che ti tenga occupato un po' mentre noi parliamo di cose importanti.
A. fa finta di pensarci, in realtà sembra avere già deciso.
- Ci sono. Che ne dici del Gioco del Verme?
Dalla reazione dello schiavo, capisco che si tratta di qualcosa di serio.
- Si, Signore. Grazie, Signore.
- Bene bene, vai subito di sopra. Sala grande. Prepara tutto il materiale. Le pinzette, però, questa volta prendi quelle che fanno più male. Quelle a coccodrillo.
Poi, rivolgendosi a me:
- Sono delle pinzette con dei denti acuminati che penetrano nel capezzolo. Sono estremamente dolorose.
Lo schiavo, evidentemente eccitato e, al tempo stesso, impaurito, si sta avviando strisciando sulle ginocchia.
- Non ho ancora finito.
- Sì, Signore.
- Il cuneo anale: quello grande.
- Si, Signore. Grazie, Signore.
Un ginocchio dopo l'altro, lo schiavo scompare nel corridoio e poi, sentiamo, su per le scale, con le catene che sferragliano ad ogni suo movimento.
- Il Gioco del Verme, come vedrai, è molto faticoso e molto doloroso, oltreché molto umiliante! Se durante il suo svolgimento non dovessi sentirti a tuo agio, esci pure dalla stanza. Adesso andiamo, dopo ne riparleremo...


Lo schiavo è sdraiato per terra, accanto a lui il materiale necessario.
Io, seduto su una delle poltrone di pelle, accanto a quella di A., mi godo lo spettacolo.
Il Padrone si sbottona la tuta da lavoro e se la sfila, legandosela alla meglio sui fianchi. Si accovaccia ad un paio di metri dalla sedia e, in poco tempo e pochi sforzi, caca un bel mucchio di merda. L'odore è forte, mi da quasi fastidio, però la scena è eccitante e sono curioso.
Defecato, il Padrone va verso lo schiavo e si accovaccia sopra la sua bocca.
- Pulisci.
Lo schiavo, obbediente, inizia a leccare il culo merdoso del Padrone che si masturba lentamente. Poi prende le pinzette: 2 piccole ma micidiali pinzette dentate che applica ai capezzoli dello schiavo. Un lamento segnala la loro corretta posizione.
- Girati.
Lo schiavo si gira, le pinzette a contatto con il pavimento gli inviano una nuova scossa di dolore. A. si risistema la tuta, poi prende le caviglie, legate tra loro, e le tira in alto, verso i polsi legati dietro alla schiena. Con un moschettone li fissa insieme, legando lo schiavo in un severo hog-tie. Poi, con una generosa porzione di lubrificante, impala lo schiavo con il butt-plug.
- Eccoti pronto. Adesso viene il divertimento...
A. ritorna verso gli escrementi e, con gusto, pianta lo stivale sul mucchietto di merda, spiaccicando tutto quanto. La maggior parte della merda si attacca alla suola dello stivale. A questo punto, ritorna lentamente verso lo schiavo, facendo attenzione a lasciare delle belle impronte merdose che tracciano un percorso: dallo schiavo alla sedia del Padrone.
- Adesso, schiavo di merda, ripulisci tutto per bene. E' chiaro?
Con la punta merdosa dello stivale a pochi centimetri dal volto, lo schiavo sussurra:
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Il Padrone si riposiziona nella sedia e mi sorride.
- Capito perché si chiama Gioco del Verme?
Il povero schiavo, dolorante per via della posizione, delle pinzette e del cuneo infilato nel culo, faticosamente e lentamente striscia fino alla prima impronta di merda e inizia a leccarla. Il pavimento è fatto con vecchie mattonelle, non è facile leccarle pulite. Pulita la prima orma, lo schiavo pian piano striscia verso la seconda impronta, straziandosi i capezzoli sul pavimento.
Dopo venti minuti di agonia, lo schiavo è a malapena a metà. Il Padrone si avvicina, rinnovando le impronte merdose sul pavimento.
- Girati.
Lo schiavo si sforza e riesce a mettersi di lato.
- E non dire che non sono generoso...
Nel dire questo, gli toglie le pinze dai capezzoli, strappandogli un lungo mugugno di dolore.
- Continua.
Tornato a sedere si rivolge a me:
- Ho tolto le pinzette perché sono molto severe e non voglio che abbia danni ai capezzoli. Come vedi, ci tengo alla salute dei miei schiavi.
Questa spiegazione è didattica, sicuramente vuole che io capisca che è un Padrone affidabile.
- Giusto - rispondo io.
Dopo altri 20 minuti di terribile lavoro, lo schiavo raggiunge il punto in cui il Padrone ha defecato e inizia a leccare e mangiare il grosso della merda. La bocca sembra asciutta, la merda si è indurita e raffreddata, fa una grossa fatica a finire tutto quanto ma alla fine riesce nel lavoro e, quindi, a strisciare ai piedi del Padrone, che gli offre la suola merdosa dello stivale da ripulire. Anche questa non è un'operazione semplice: la suola dello stivale è profondamente incisa nella gomma e lo schiavo deve usare molto la lingua per staccare i pezzi di merda e ingoiarli.
Quando finalmente finisce, il Padrone è soddisfatto. Lo slega e gli toglie il plug, poi gli permette di riposarsi, mentre noi scendiamo fuori.


- Allora, cosa ne pensi di questo Gioco del Verme?
- Impressionante! Non avrei mai immaginato tanta fantasia!
- Ahahah, questo è niente! Come ti dicevo, ho una lunga esperienza, conosco decine di giochi! Ti piacerebbe, un giorno, essere al posto dello schiavo, costretto a strisciare per leccare la merda dal pavimento?
La domanda, così a bruciapelo, mi coglie alla sprovvista.
- Credo di sì, però non credo di avere la capacità di resistere a tanto!
- Non credere che la prima volta uno schiavo inesperto come te possa fare altrettanto! Ci vogliono molte sessioni di preparazione! Lo schiavo ha già fatto altre volte questo gioco, ogni volta cerco di renderlo più severo della volta precedente. Solo così può migliorare.
- Sì, è vero. Però quelle pinze sui capezzoli, o quel cuneo così grande...
- Quando sarai il mio verme, non è detto che ti farò strisciare in quel modo. Potrei lasciarti le caviglie legate ma appoggiate sul pavimento, magari la prima volta senza pinzette e cuneo. Visto che sei così timido, potrei farti strisciare davanti ad un mio ospite, proprio come oggi ha fatto lo schiavo. Magari, potrei farti ripulire il pavimento che avrà sporcato l'ospite stesso, a cui dovrai poi leccare la suola delle scarpe...
Sono tutto rosso in volto, lo sento. Non so cosa dire.
A. mi guarda e sorride, sa di avere colto nel segno e vuole esagerare un po’.
- Magari, per soddisfare il tuo desiderio di degradazione, potrei invitare un ospite particolarmente antipatico e stronzo, che dovrai supplicare di defecare per terra, che dovrai implorare di permetterti di leccare la sua merda disseminata per la stanza. Un maschio che odierai ma a cui dovrai sottometterti in modo umiliante e svilente.
Sono eccitato, una scena del genere, nella sua terribile crudezza e fantastica impossibilità mi infiamma e, al tempo stesso, mi fa vergognare.
- Ma tutto a tempo debito. Oggi cerca solo di capire se posso fare al caso tuo. Stasera a cena farò in modo di umiliare maggiormente lo schiavo. Lui, come ti ho già detto, preferisce l'aspetto fisico, ma io preferisco quello psicologico, proprio come te. Stasera tirerò un po' la corda, ma ho bisogno del tuo aiuto...


La cena preparata dallo schiavo è ottima, siamo seduti sul divano con un digestivo nel bicchiere e sta per iniziare lo spettacolo.
- Schiavo, vieni qua.
Lo schiavo viene nel soggiorno e, immediatamente, si inginocchia ai piedi del Padrone.
- La tua ciotola e la scatoletta.
Lo schiavo torna immediatamente in cucina, per ricomparire con la sua ciotola metallica e una scatoletta di cibo per cani, che appoggia ai piedi del Padrone.
A. tira la linguetta della lattina di cibo, la apre e svuota il contenuto nella ciotola.
- Visto che abbiamo un ospite, non credi che sarebbe educato da parte tua chiedergli se può aiutarti con il condimento?
A queste parole, lo schiavo è evidentemente in imbarazzo. China ancora di più la testa e balbetta:
- Sì, Signore.
- Allora, cosa aspetti?
Lo schiavo si sposta verso di me, si prostra ai miei piedi e:
- Signore, la prego, vorrebbe essere così generoso da donarmi il suo condimento?
Io, probabilmente, sono più imbarazzato dello schiavo, anche se A. mi aveva preparato a questa richiesta, che avevo già accettato. Fortunatamente il Padrone interviene:
- Schiavo, cerca di essere più preciso con le richieste.
- Signore, la prego, potrebbe essere così generoso da voler condire il mio cibo con la sua preziosa pipì?
Il Padrone allunga una mano per prendere il frustino e affibbia un colpo sul sedere dello schiavo.
- Non essere timido, schiavo. Solo la piscia?
- Signore, oltre alla sua preziosa pipì, potrebbe condire il mio cibo anche con la sua preziosa saliva?
Altra frustata.
- Non basta.
Lo schiavo, a questo punto, è completamente umiliato.
- Signore, la prego, oltre alla sua preziosa pipì e saliva, potrebbe condire il mio cibo con la sua preziosa merda?
Soddisfatto, il Padrone interviene di nuovo, rivolgendosi a me:
- Scusa l'impertinenza dello schiavo, è un porco e lurido maiale. Più il suo cibo è schifoso e più gode, il verme. Se puoi farlo contento, ti sarebbe molto grato.
Io, sempre in imbarazzo, rispondo con un timido sì.
- Sentito, schiavo? Ringrazia e porta subito la ciotola in bagno!
- Grazie, Signore, per la Sua generosità.
Poi, con la ciotola tra le mani, va verso il bagno.
- Metterà la ciotola dentro alla tazza del cesso. Tu fai con comodo, cerca di fare una bella cacata e una bella pisciata. Essendo la ciotola dentro al cesso, finirà tutto dentro. Noi ti aspetteremo qua, per tutto il tempo necessario.
E così, dopo quasi 20 minuti, la ciotola con il cibo per cani è condita con due begli stronzi e una calda pisciata. Il Padrone, con fare disgustato, utilizza una forchetta di plastica per mischiare per bene tutto e poi ci aggiunge anche uno sputo.
- E adesso, schiavo schifoso: MANGIA!
Non so se sono più disgustato o eccitato. L'uno rincorre l'altro.
Lo schiavo, lentamente, mangia la poltiglia, un paio di volte sembra non farcela, ma poi ingoia tutto e passa al boccone successivo. Mentre ci godiamo lo spettacolo, eccitati, il Padrone controlla l'orologio:
- Hai il treno tra poco più di un'ora, ho il tempo per scandalizzarti un altro po'!
Sorrido, mentre lui si sbottona la patta e fa uscire il cazzo bello turgido. Si inginocchia dietro allo schiavo e, senza troppi complimenti, lo incula.
- Continua a mangiare, schiavo schifoso!
La scena è incredibile, sono eccitato, il Padrone stantuffa il suo poderoso cazzo nel culo dello schiavo che, con la faccia affondata nella ciotola, continua a magiare la poltiglia disgustosa. Solo pochi minuti e il Padrone viene in un portentoso orgasmo. 


A. si è cambiato, è pronto per riportarmi alla stazione.
Lo schiavo, ancora chino sulla ciotola, lecca gli ultimi avanzi della cena, a cui si è aggiunto anche il contenuto del preservativo rigonfio del Padrone.
- Sistema tutto quanto e poi aspettami in camera. Stanotte farai il pitale.
Poi, rivolgendosi a me:
- Spesso dorme in camera mia, legato sotto al letto e pronto in qualunque momento della notte a farmi da pitale.
Usciamo dalla cascina e ci mettiamo in viaggio verso la stazione.
- Allora, come è andata la giornata?
- Molto bene!
Sono soddisfatto, è stata una giornata intensa e molto interessante.
- Mi dispiace che tu non possa rimanere fino a domani. Avresti potuto vedere qualche altra perversione!
- Dispiace anche a me, però sono già molto contento così!
- Sì, dai, anche perché almeno ti rimane un po' di curiosità e forse finalmente accetti la mia proposta!
- Io vorrei accettare, anche se rimangono molti dubbi...
- Aspetta. I dubbi li avrai sempre, l'unico modo per fugarli è vivere! Comunque, facciamo una cosa: non mi dare una risposta adesso. In questi giorni ci pensi, pensi a tutto quello che hai visto e soprattutto a tutto quello che ti ho detto. Anche perché c’è una novità che poi ti dirò. Tra qualche giorno ti mando una e-mail e vediamo un po' come procedere, va bene?
- Perfetto!
E così arriviamo alla stazione.
Sul treno ripenso a tutta la fantastica giornata e, senza volerlo, non posso fare a meno di toccarmi... di tanto in tanto!


Continua...




lunedì 20 aprile 2009

La Cascina 1

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Sabato 19 marzo 2005, mattina. Punto di vista di Daniele


- Una mezz'ora di auto e siamo arrivati.
Sono appena sceso dal treno, A. è venuto a prendermi alla stazione.
- Tutto bene il viaggio?
- Tutto bene, grazie!
Sorrido.
- Il posto è una vecchia cascina, ereditata pochi anni fa. Ho sistemato una buona parte della casa, ma rimangono ancora tante cose da fare. Sai, un po' alla volta, anche perché i soldi sono quelli che sono! E poi, diciamoci la verità, ci sono le vecchie stalle che sono fantastiche, a noi piacciono così, vero?
Ridiamo insieme, il nervosismo si smorza.
Avevo conosciuto A. su internet, prima un annuncio, poi alcune mail, Messenger e infine il telefono. Una persona educata e sobria, più grande di me, sia d'età che fisicamente.
"Ti va di passare un giorno da me? Come ospite, non come schiavo. Almeno vedi cosa faccio ai miei schiavi e magari ti viene voglia... o scappi, ahahah!"
Accettai. E adesso eccomi qui.
- Al momento ho uno schiavo fisso. Viene circa due fine settimana al mese, dal venerdì sera alla domenica sera. Sono quasi due anni che lo sto addestrando, quando iniziammo era inesperto, un po' come te! Adesso vedrai il livello raggiunto. Anche se non c'è un limite alla perversione, credo di averlo portato ad un buon punto. Quindi, anche se ti fai tanti problemi sulla tua inesperienza o se hai dubbi di poter riuscire nelle tue fantasie, sappi che per tutto ci vuole tempo e dedizione.
- Ma lo schiavo quando iniziò a che livello era?
- Di sicuro non più di te, a quanto mi dici.
- Quindi, c'è speranza per tutti?!
Un'altra risata ci mise a nostro agio.
- Vedi, la cosa che conta maggiormente è la voglia, la volontà. Certo, anche la fiducia e l'affiatamento tra Padrone e schiavo; anzi, sono fondamentali. Però in quello che piace a noi, c'è una componente psicologica molto forte, per questo credo che ci debba essere anche una predisposizione. E tu ce l'hai!
Un po' imbarazzato biascico un "Grazie...".


Arriviamo alla cascina.
E' una grande costruzione squadrata a due piani. Come mi aveva detto A. una parte è completamente ristrutturata, mentre l'altra, a fianco della prima, è ancora da sistemare.
- Ci sono le stalle, una volta ci tenevano i maiali, forse anche un paio di mucche. C'è anche la cantina e una specie di deposito, veniva usato per la legna e per il fieno, credo. E' là che tengo lo schiavo.
A. parcheggia l'auto nel grande piazzale davanti alla casa, accanto ad un’altra macchina, probabilmente quella dello schiavo. Dietro, proprio a pochi metri, su un lato lungo della casa, scorre l'autostrada, un continuo rumore di mezzi che passano.
- Purtroppo, hanno costruito l'autostrada proprio accanto. E' per questo che non conveniva venderla, così ho deciso di tenerla e usarla per i miei giochi. Tra l'altro, l'autostrada è così vicina che si ha l'impressione che gli automobilisti vedano tutto quanto, non ti dico quanto è eccitante. E ci sono altre cose divertenti, sempre legate all'autostrada, magari un giorno le vedrai. O le vivrai...


Mentre A. è nella stanza accanto che si veste, bevo un bicchiere d'acqua. Dalla porta aperta lo sento parlare:
- Ricordati, questo è un gioco, ma perché funzioni deve essere fatto seriamente. Va sempre distinto il gioco dalla vita reale, però durante la sessione la vita reale e privata deve rimanere fuori e ognuno di noi deve essere convinto di quello che fa.
- Mi sembra giusto.
- Per questo, cerca di essere un giocatore serio e rispettoso. Se in qualunque momento dovessi sentirti a disagio oppure non ti sentissi bene, in silenzio ti allontani e dopo ne parliamo insieme per capire cosa è successo.
- Ho capito.
A. esce dalla stanza. Una vampata di calore mi avvolge, l'eccitazione mi prende e il cazzo diventa turgido.
- Ti piace, eh!
A. indossa una tuta da lavoro blu, non proprio pulita. Un paio di stivali di gomma alla coscia, di quelli da lavoro, rendono il suo abbigliamento irresistibile. Da una tasca pendono un paio di guanti di gomma.
- Di là non è proprio pulito, tieni, indossa questi.
Mi porge un paio di stivali di gomma, sotto il ginocchio.
- Ok, possiamo andare. E ricordati tutto quello che ti ho detto!


La mattinata è calda, il sole piacevole. La grande porta di legno della stalla si apre con un cigolio e lascia entrare la luce e il calore all'interno. Sento uno sferragliare di catene e A. mi indica uno dei cubicoli laterali. Ci avviciniamo e all'interno c'è lo schiavo: in ginocchio, la testa incappucciata e china, le mani legate dietro la schiena con polsiere di metallo, le caviglie ugualmente unite da una corta catena. Al collo un pesante collare di ferro collegato al cancello da una catena non troppo lunga.
Il cubicolo, che secondo A. in passato ospitava i maiali, è lungo circa 2,5 m e largo 1,5 m, chiuso ai lati da un muro di 1,5 m di altezza, posteriormente dal muro della casa e davanti da un cancello di metallo a sbarre verticali. La catena, legata alla base del cancello, consente allo schiavo di sdraiarsi con la testa verso il cancello, di stare in ginocchio, ma non di alzarsi in piedi. Faccio fatica, nella poca luce, a notare la cintura di castità in metallo che copre interamente il suo pene.
A. senza dire niente poggia la suola di uno stivale sulla barra in basso del cancello. Lo schiavo, senza bisogno di comandi, si prostra e inizia a leccare.
- Oggi abbiamo un ospite, schiavo. Cerca di non farmi fare brutte figure, chiaro?
- Si, Signore.
Sono eccitato, vorrei essere al posto dello schiavo. Ma si sa, la fantasia e la realtà sono due cose ben diverse!
- La suola.
Lo schiavo si sdraia per terra e cerca di raggiungere la suola degli stivali, da cui riesce a staccare alcuni pezzi di sporco, forse terra. Il Padrone cambia stivale e solo quando è soddisfatto abbaia un ordine allo schiavo, che si rimette in ginocchio.


- Vieni, ti faccio fare un giro.
Accanto al cubicolo occupato dallo schiavo ce ne sono altri 3, di cui 2 più larghi. Davanti alle stalle lo stanzone è abbastanza grande e spoglio, a parte delle catene che scendono minacciosamente dal soffitto e che immagino senza fatica a cosa possano servire. In fondo alla stanza due porte, una che porta all'altra stanza del piano terra e la seconda si apre su un piccolo disimpegno.
- Da qui si può salire di sopra, ci sono tre stanze che utilizzo per le sessioni, poi ti faccio vedere. Poi, ci sono le scale per scendere in cantina...
Mi porta nella stanza accanto, sempre al piano terra. Più piccola della stalla, sul lato opposto a quello di ingresso c'è una grande porta-finestra in legno. La spalanca e subito vengo sommerso dal rumore dell'autostrada, prima ovattato dagli infissi.
- Come vedi, da questo lato siamo solo a pochi metri dalla strada.
Al di là di una rete di recinzione e alcune piante, corre l'autostrada, transitata da numerosi veicoli.
- Ti dicevo, a parte il fastidio, può essere molto eccitante. Guarda.
Mi indica la parete di fronte alla finestra: fredda pietra con inseriti degli anelli, presumibilmente usati per legare lo schiavo.
- Spesso lascio esposto lo schiavo alla vista dei passanti. Oppure, gli faccio fare compiti umilianti, sempre avendo l'impressione di essere osservato dagli automobilisti. In realtà non credo che si veda molti, da fuori, considerando che qui è abbastanza buio. Però se qualcuno guarda attentamente, sono sicuro che possa vedere, anche solo per pochissimi secondi, quello che accade qui dentro!
- Deve essere molto umiliante!
- Sì, ed eccitante! Oltre che, naturalmente, molto educativo.
- Educativo?
- Sì, come ti ho detto, per me la sessione ha sempre uno scopo educativo. Insegnare allo schiavo a migliorarsi è il mio compito principale.  E c'è sempre qualcosa da imparare, c'è sempre un margine per migliorarsi. Quando lego lo schiavo qui, alla vista di tutti, lo schiavo impara a mostrarsi, ed esporsi. Quando lo umilio, lo schiavo impara a sottomettersi davanti ad altri.
- Capisco.
- Per esempio, oggi, la tua presenza è molto educativa per lo schiavo. Ogni volta che lo sottometto in presenza di altri aumenta la percezione dell'umiliazione subita. E' per questo che mi piace molto esporre i miei schiavi alla vista degli altri. Mi piace umiliarli in presenza di altri e farli vergognare, farli sentire delle nullità, delle merde. Cosa ne pensi? Così non ti convinco, vero?
Un lieve imbarazzo nel rispondere:
- No, anzi...
- Ti vergogni nell'ammettere le tue pulsioni, vero?
- Beh, sì, forse un po'.
- E' giusto così, devi vergognarti quando ti umilio, devi imbarazzarti quando ti chiedo qualcosa di perverso, altrimenti che gusto ci sarebbe?
Altra risata, a sottolineare la sua volontà di mantenere tranquilla la situazione.
- Adesso torniamo di là, chissà cosa starà facendo lo schiavo!


Naturalmente lo schiavo non si era mosso di un millimetro, sempre in ginocchio, la testa china, in attesa. Il Padrone si avvicina e apre il grande lucchetto della catena al cancello.
- Raggiungici di sopra. Sulle ginocchia.
- Si, Signore.
Controlla l'orologio:
- 3 minuti, sbrigati.
- Si, Signore.
Ci avviamo alla porta per andare sulle scale, mi volto e vedo lo schiavo uscire dal cancello e, molto lentamente, strisciare sulle ginocchia, la corta catena alle caviglie gli impedisce di essere più veloce. Un po' sono in pena per lui, un po' lo invidio...
- Eccoci, qua è dove avvengono la maggior parte delle sessioni. D'inverno queste stanze sono un po' fredde, le stufette non scaldano molto, quindi a volte ci trasferiamo nell'altra parte della casa. Ma in questo periodo la temperatura è perfetta!
La stanza più grande volge verso il piazzale, le altre stanze, invece, di lato e verso l'autostrada.
Ci accomodiamo su due vecchie poltrone di pelle su un lato della stanza e sentiamo lo sferragliare delle catene dello schiavo, in particolare quella attaccata al collare che strascica lungo le scale in pietra. E finalmente lo vediamo entrare nella stanza, un ginocchio dopo l'altro, affannato nel cercare di fare velocemente. Il Padrone controlla l'orologio.
- 30 secondi di ritardo.
Lo schiavo si prostra davanti al Padrone:
- Chiedo perdono, Signore.
Con la fronte appoggiata per terra, lo schiavo attende il suo destino, ma il Padrone decide di continuare la nostra chiacchierata, appoggiando gli stivali sulla schiena dello schiavo.
- Nella stanza qui accanto c'è una vecchia camera da letto. Quando non è troppo freddo la uso per le sessioni, a volte ci dorme lo schiavo, anche se spesso rimane incatenato nella stalla, per la notte, oppure sotto al mio letto.
Poi, rivolgendosi allo schiavo:
- Il frustino.
Lo schiavo immediatamente si alza sulle ginocchia e striscia fino ad un vecchio porta ombrelli da dove preleva con la bocca un lungo frustino da equitazione e lo porge al Padrone, che di nuovo si rilassa usando lo schiavo come poggiapiedi.
- Poi c'è un'altra stanza, quella sul lato della strada. Sai già la funzione!
Casualmente assesta un paio di colpi sul culo dello schiavo, che accetta in assoluto silenzio.
- E' addestrato a sopportare il dolore nel massimo silenzio, vero schiavo?
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Immediatamente il Padrone assesta due colpi più forti, che lo schiavo sopporta con grande sforzo.
- Poi, c'è una stanza abbastanza piccola. Una volta, come puoi immaginare, non esisteva il bagno in casa. La stanzetta fu usata come bagno solo poco prima che la cascina venisse abbandonata. Adesso c'è ancora il bagno, anzi, il cesso. Lo scarico va direttamente di sotto, nella stalla. Ma, come puoi immaginare, nulla va sprecato!
Si sbottona la patta della tuta da lavoro.
- Guarda.
Fa uscire il cazzo, semirigido.
Un colpo secco con il frustino accompagna il suo ordine:
- Schiavo, fai vedere al nostro ospite come sei bravo a bere...
Lo schiavo si posiziona con la bocca spalancata a pochi centimetri sotto la cappella del Padrone. Pochi secondi e il Padrone inizia a pisciare direttamente in bocca allo schiavo. Un flusso lento ma continuo di piscia riempie la bocca dello schiavo, che deglutisce senza sosta e senza lasciar cadere nemmeno una goccia.
Guardo con estremo interesse, eccitato, invidioso della bravura dello schiavo.
Le ultime gocce escono, lo schiavo allunga la lingua per lapparle dalla punta della cappella e poi, seguendo l'ordine del Padrone, si rimette in posizione prostrata, gli stivali appoggiati sulla schiena.
- Come vedi, l'addestramento è stato efficacie.
- Complimenti, davvero molto bello!
Un sorriso di A., a sottolineare la propria soddisfazione.
Poi, toglie il lucchetto alle catene che collegano i polsi e le caviglie.
- Schiavo, nella stanza sulla strada, fatti trovare in posizione.
Mentre lo schiavo striscia nella stanza accanto, A. continua a parlarmi dell'addestramento.
- Ok, a questo punto lo schiavo dovrebbe essere pronto, andiamo di là, ti faccio vedere un'altra interessante punizione...


La stanza è abbastanza grande, anche se non come quella precedente.
Lo Schiavo è legato con le cavigliere fissate a due anelli sul pavimento, le gambe ben divaricate. Le braccia, ugualmente, pendono da due catene fissate ai polsi e anch'esse ben divaricate.
Sono perplesso su come sia riuscito a legarsi da solo. E A., intuita questa mia curiosità mi spiega:
- Ormai ha imparato a farlo da solo, anche se, come vedi, le braccia non sono ben stirate. Guarda.
Va in un angolo, dove è fissata una fune, che A. slega e avvolge intorno ad un piolo. Questo permette di tirare verso l'alto le catene che legano i polsi dello schiavo, stirandolo in posizione.
- Ecco, adesso è perfetto!
Davanti allo schiavo c'è la finestra spalancata, con la vista sulle automobili che percorrono l'autostrada. Mi sento a disagio per lo schiavo, così mostrato a tutti quanti. Anche se A. ha detto poco fa che probabilmente è difficile che qualcuno riesca a vedere, mi sembra che tutti stiano guardando in alto verso di noi...
- Guarda, il maiale...
A. mi fa notare come il cazzo dello schiavo sia in erezione, anche se costretto nel tubo metallico della cintura di castità.
- Si eccita nel mostrarsi agli altri, nel far vedere il lurido schiavo che è. Sei uno sporco verme, uno schifosissimo maiale!
E con questo partono una serie di colpi di frustino.
Inizialmente lo schiavo cerca di stare zitto, ma man mano che i colpi si accumulano sul sedere, lo schiavo inizia a lamentarsi e a muoversi.
Il Padrone si sposta davanti e gli prende il mento con una mano:
- Allora? Non hai imparato niente in questi mesi?
Lo schiavo ha il fiatone, come se avesse corso. Non riesce a capire se la domanda sia retorica o se richieda una sua risposta.
Il Padrone gli assesta due schiaffi.
- Adesso inizierò di nuovo. Questa volta sarai punito per i 30 secondi di ritardo. Mentre soffrirai, cerca di pensare al tuo errore e cerca di essere grato della correzione che ricevi.
- Si, Signore. Grazie, Signore.
Eccitato, guardo la scena come un sogno.
Il Padrone inizia nuovamente a colpire lo schiavo, che mugola di dolore ma ce la fa ad arrivare fino in fondo.
Il Padrone lo slega e lo schiavo si accascia al suolo, stremato per la fatica, sia della fustigazione che della severa posizione.
- Non ti dimentichi niente?
Lo schiavo immediatamente si prostra a baciare gli stivali del Padrone e con trasporto:
- Grazie, Signore, grazie!


Nella grande cucina, nella parte ristrutturata della casa, stiamo finendo di mangiare. Lo schiavo in ginocchio, sotto al tavolo, durante tutta la durata del pranzo, non aveva mai smesso di leccare gli stivali del Padrone, se non per preparare i piatti e servirci.
- Il caffè è quasi pronto. Mangiato bene?
- Ottimo, veramente!
- Bene! Adesso ti faccio vedere cosa mangia lo schiavo.
Tira la catena attaccata al collare dello schiavo fino a farlo uscire da sotto al tavolo.
- La tua ciotola.
Lo schiavo striscia fino ad un angolo della cucina dove, accanto alla pattumiera, si trova una grande ciotola in metallo, quelle per i cani. Con le mani, legate davanti, la raccoglie e torna verso il tavolo. Si mette accanto al Padrone, con la ciotola ad altezza del tavolo, sicuramente è abituato a questa routine.
Il Padrone raccoglie gli avanzi dai piatti e li versa nella ciotola.
- Mi passeresti anche il tuo piatto?
Gli passo il mio piatto, che A. ripulisce con una forchetta e versa tutto sempre nella ciotola, dove si accumula una generosa porzione di avanzi.
- Gustoso, vero? Ma adesso viene il meglio.
Si sbottona la patta della tuta e tira fuori il cazzo. Lo schiavo, bene istruito, abbassa la ciotola e lascia che il Padrone ci pisci dentro. Una lunga pisciata ad innaffiare per bene il cibo, che adesso sembra più una zuppa.
- Bene, è veramente disgustoso, non trovi.
Un po' in imbarazzo, cerco di sembrare naturale.
- Sì, abbastanza.
Ma molto eccitante, penso!
A questo punto lo schiavo posiziona la ciotola per terra, facendo attenzione a non farne cadere il contenuto. Prima di prostrarsi per mangiare il Padrone lo ferma.
- Oggi voglio essere generoso, giusto perché abbiamo un ospite...
Beve un sorso d'acqua, che usa per sciacquare per bene la bocca e poi sputa nella ciotola. Non contento, si schiarisce la gola più volte e poi lascia cadere nella ciotola un grosso globo di saliva.
- Bene, adesso è condito per bene, non credi lurido schiavo?
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Lo schiavo, prostrato e con le mani dietro la nuca, consuma con voracità il pasto, leccando accuratamente la ciotola fino a farla splendere.
A. mi guarda soddisfatto, cercando di capire il mio stato di eccitazione.
Sono molto eccitato e, per l'ennesima volta, mi viene da invidiare il povero schiavo fortunato!


Continua...


Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!

martedì 14 aprile 2009

L'addestramento dello schiavo-cesso

L'addestramento dello schiavo-cesso è un processo lungo e faticoso, il cui scopo è quello di insegnare allo schiavo a consumare i doni del Padrone in modo naturale e spontaneo e con la massima soddisfazione per il Padrone.

Ho suddiviso il programma di addestramento in 5 livelli, una sorta di programma di "allenamento" che in realtà è un mix di fantasie, masturbazioni e sogni, che ha l'unico scopo di mettere insieme alcune idee che potrebbero tornare utili a più persone! Ogni nuova idea e proposta è la benvenuta (scrivi a wc4trainer@gmail.com), l'unico requisito è la fantasia e la perversione!


 

LIVELLO 1
Odore, tatto e sapore: lo schiavo prende contatto

Il livello più basso di addestramento ha come fine quello di insegnare allo schiavo ad accettare l'odore, a manipolare e a sentire il sapore.

  • Il Padrone piscia in un recipiente, tenuto dallo schiavo. Questi ne sente l'odore, inevitabilmente è colpito da schizzi. Il Padrone obbliga lo schiavo a prostrarsi e posizionare il volto a pochi cm dal recipiente, in modo da sentire l'odore di urina e abituarsi.
     
  • Il Padrone caca in un piatto, tenuto dallo schiavo, che deve osservare bene la scena. L'odore è, inevitabilmente, forte. Posato a terra il piatto, il Padrone insegna allo schiavo a vederne il contenuto come un feticcio da adorare. Lo schiavo viene fatto prostrare con il volto a pochi cm dagli escrementi: lo schiavo deve abituarsi alla vista e all'odore della merda del Padrone.
     
  • Il Padrone insegna allo schiavo a prendere contatto con la sua urina: con le mani, lo schiavo tocca la pipì ancora calda.
     
  • Il Padrone insegna allo schiavo il sapore dell'urina: immerge un dito (eventualmente guantato) nell'urina e poi lo fa leccare allo schiavo, ripetendo l'operazione più volte.
     
  • Il Padrone insegna allo schiavo a prendere contatto con le sue feci: con le mani lo schiavo prende le feci, le manipola seguendo le istruzioni del Padrone, le avvicina al volto per odorarle.
     
  • Il Padrone insegna allo schiavo il sapire delle feci: lo schiavo si prostra sulle feci del Padrone e, seguendo le sue istruzioni, le bacia a lungo. Quindi, il Padrone ordina allo schiavo di leccarle.

 

LIVELLO 2
Prime degustazioni: lo schiavo inizia ad assaggiare

Il secondo livello di addestramento ha come finalità quello di insegnare allo schiavo ad ingerire per la prima volta gli escrementi del Padrone. Inevitabilemte, si tratta della parte più delicata dell'addestramento e deve esservi dedicata la massima calma e pazienza, pena la non riuscita dell'addestramento.

  • Il Padrone piscia in una ciotola tenuta dallo schiavo. Quindi, ordina allo schiavo di prostrarsi davanti alla ciotola e, dopo averne assorbito l'odore, di iniziare a lapparne il contenuto. Il Padrone incoraggia lo schiavo, che, nel corso delle sessioni, dovrà essere in grado di finirne il contenuto, prima di passare al livello successivo.
     
  • Il Padrone defeca in un piatto tenuto dallo schiavo. Quindi, ordina allo schiavo di prostrarsi davanti al piatto e, dopo averne assorbito l'odore, di iniziare a baciare accuratamente le feci, quindi a leccarle e, infine, a prenderne in bocca un piccolo pezzetto. Con molta calma e con l'incoraggiamento del Padrone, lo schiavo deve abituarsi ad avere in bocca gli escrementi e, quindi, ad ingerirli. Nel corso delle sessioni lo schiavo dovrà essere in grado di prendere in bocca ed ingerire piccoli pezzetti di merda, prima di passare al livello successivo.

 

LIVELLO 3
In posizione: lo schiavo impara ad accogliere i doni

Il terzo livello di addestramento presuppone che lo schiavo abbiaimparato ad assaggiare la piscia e la merda del Padrone, accettandone odori, sapori e consistenza.

  • Il Padrone posiziona lo schiavo in ginocchio, con la bocca bene aperta. Il Padrone avvicina il pene alla bocca dello schiavo e vi direziona il getto di piscia. Lo schiavo, nel tempo, deve abituarsi ad accogliere la piscia e a berla fluidamente, senza sprecarne neanche una goccia. Inizialmente il Padrone donerà piccoli sorsi di nettare, aumentando l'intensità fino a riempire la capacità della bocca dello schiavo.
     
  • Il Padrone posiziona lo schiavo disteso per terra, con la bocca bene aperta. Il Padrone si accovaccia sopra, eventualmente con l'aiuto di una sedia apposita, e defeca direttamente sul volto dello schiavo. Inizialmente lo schiavo si abitua alle feci sul volto e nella bocca, nel tempo impara a consumare gli escrementi, mangiandoli con calma e sotto la guida e l'incoraggiamento del Padrone.
     
  • Il Padrone posiziona lo schiavo in ginocchio, con la bocca bene aperta. Il Padrone lascia colare la propria saliva nella bocca dello schiavo, che con gratitudine l'accoglie.

 

LIVELLO 4
Al lavoro: lo schiavo diventa cesso

Lo schiavo, una volta imparato ad ingerire i doni del Padrone, diventa uno schiavo-cesso a tutti gli effetti e inizia a servire il Padrone in modo completo.

  • Lo schiavo-cesso assume la posizione in ginocchio e a bocca aperta, in attesa dei bisogni del Padrone, che in ogni momento può richiedere i suoi servigi. Lo schiavo-cesso accoglierà nella bocca la pipì e gli sputi del Padrone come il più prezioso dei doni e senza perderne nemmeno una goccia. Lo schiavo-cesso, su richiesta del Padrone, può sbottonargli i pantaloni per estrarre il pene e direzionarlo nella propria bocca, dove il Padrone piscerà a suo piacimento. Finita l'operazione lo schiavo-cesso, se richiesto, pulisce con cura il pene e riabbottona i pantaloni.
     
  • Lo schiavo-cesso, su ordine del Padrone, assume la posizione distesa e a bocca aperta attende che l'ano del Padrone si posizioni di sopra e ne fuoriescano i preziosi escrementi. Sarà cura dello schiavo avere la bocca ben posizionata per accogliere le feci, che immediatamente dovranno essere ingerite. Se il Padrone decide di liberare completamente l'intestino, lo schiavo cesso dovrà prendere in bocca quanta più merda possibile e, una volta consumata, raccogliere anche la rimanente, fino alla completa ingestione di tutto quanto. Finita l'operazione lo schiavo-cesso, se richiesto, pulisce con cura l'ano del Padrone, fungendo così anche da carta igienica.
     
  • Lo schiavo-cesso viene addestrato a mangiare gli avanzi del Padrone. Il Padrone può anche sputare, nella bocca spalancata o per terra, il cibo masticato.
     
  • Lo schiavo-cesso ha cura di pulire il pavimento da ogni residuo, sia esso cibo, saliva, piscia o merda.

 

LIVELLO 5
Estremo: lo schiavo-cesso viene umiliato e degradato

Lo schiavo-cesso ingerisce con facilità ogni dono del Padrone. Il Padrone aumenta il livello di degradazione e sottomissione tramite pratiche umilianti e schifose.

  • Il Padrone lega lo schiavo in posizione, tramite corde, cinghie o altro, in attesa di ricevere i suoi doni.
     
  • Il Padrone piscia, defeca e sputa direttamente per terra, ordinando allo schiavo-cesso di ripulire tutto accuratamente.
     
  • Il Padrone calpesta volutamente gli escrementi, la piscia, gli sputi e il cibo per terra e ordina allo schiavo-cesso di ripulire la suola delle scarpe.
     
  • Il Padrone posiziona lo schiavo-cesso sotto al tavolo, dove lo utilizza come urinale e gettandogli gli avanzi del pranzo, eventualmente già masticati.
     
  • Il Padrone utilizza un tubo fissato alla bocca, con un imbuto o un recipente all'altro capo, per svuotarsi nello schiavo-cesso.
     
  • Il Padrone unisce cibo (tipo pane, riso, biscotti, bevande, od altro) con sputi, piscia ed escrementi e farli mangiare allo schiavo-cesso (per esempio, spalmare la merda sul pane, condire il riso con sputi o piscio, inzuppare i biscotti nella pipì, diluire una bevanda con la piscia,...).
     
  • Il Padrone fissa al volto dello schiavo-cesso un pannolone usato.
     
  • Il Padrone fa indossare allo schiavo-cesso degli indumenti sporchi dei suoi escrementi e della sua pipì, o abiti luridi, usati e molto sporchi.
     
  • Il Padrone ordina allo schiavo-cesso di infilare la testa nel wc. Il Padrone ordina di ripulirlo accuratamente, di lappare l'acqua putrida, di mangiare la merda depositata sul fondo.
     
  • Il Padrone getta il cibo nel wc e lo schiavo-cesso lo deve mangiare.


Molto estreme

  • Il Padrone conserva gli escrementi e la pipì dei giorni precedenti alla sessione per avere più materiale a disposizione per umiliare lo schiavo-cesso.
     
  • Il Padrone fa usare il proprio schiavo-cesso da altre persone.
     
  • Il Padrone accompagna lo schiavo-cesso in un bagno pubblico e lo obbliga a leccare wc, cessi alla turca e urinali.

lunedì 6 aprile 2009

Consigli sull'alimentazione

Come potete immaginare, la qualità della merda e della piscia dipendono da vari fattori.

Prima di tutto la salute: una persona in buona salute, che non assume farmaci e che va al bagno regolarmente produce una merda e una piscia di buona qualità.

Secondariamente, il cibo: quello che espelli è conseguenza di quello che mangi. Quindi, un'alimentazione equilibrata e completa dà i suoi buoni frutti :)

Ecco alcuni consigli sull'alimentazione:

  1. Mangiare molta pasta, pane, frutta, un po'di formaggio e porzioni molto piccole di manzo, pollo e maiale.
  2. Evitare tutto quello che può dare indigestione, i fagioli, cibo molto piccante e cibo troppo ricco di fibre.
  3. Evitare: popcorn, cibo con semi dentro, cereali, noci, arachidi, legumi, troppo riso, spezie con semi, antibiotici, cibi esotici.
  4. Evitare i cibi grassi: aumenta la produzione di bile che rende le feci più amare.
  5. Le feci ottenute mangiando molta carne puzzano di più di quelle ottenute da una dieta vegetariana.
  6. Essendo la funzione del colon quella di assorbire l'acqua dagli escrementi nell'intestino, più il corpo è disidratato, più acqua verrà assorbita. Quindi, evitare di bere molto per produrre feci più consistenti e meno liquide e, viceversa, bere un po' di più se le feci sono troppo dure.