giovedì 16 luglio 2009

lunedì 13 luglio 2009

giovedì 9 luglio 2009

lunedì 6 luglio 2009

La Cascina 6

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Sabato 2 aprile 2005, mattino. Punto di vista di Marco.


- Ti sei sbottonato per bene la tuta, da dietro fino alla vita?
- Sì. Il camice da un po’ di fastidio, ci sono così tanti bottoni!
- Prendi il secchio, mettilo sotto di te, praticamente ti ci siedi sopra.
Dopo alcuni tentativi, sento che forse ce l’ha fatta.
- Ok, ci siamo.
- Vai, adesso fai con calma.
- Ma poi, con cosa mi pulisco?
- Con i fogli di giornale, quelli che sono sotto al secchio.
- Ah, pensavo servissero per non sporcare.
- Sì, anche.
Sento che riesce a pisciare, poi, dopo un po’ più di tempo, qualche scoreggia, un tonfo annuncia anche un pezzo di merda. Io ormai sono abituato, la prima cosa che faccio la mattina è quella di evacuare.
- E’ scomoda, la carta di giornale.
- Eh, sì. Ricordati di non buttarla nel secchio, la devi mettere da parte, accanto.
- Ah, va bene, grazie.
Finita questa incombenza, gli dico che possiamo rilassarci, sdraiati o seduti. Mi metto con le spalle appoggiate sul cancello, la coperta sulle spalle, non è troppo caldo.
- Appena sentirai aprirsi la porta, mettiti subito in posizione.


Siamo nel centro della stalla, stiamo consumando la colazione. A volte mi capita di mangiare in cucina, specialmente quando dormo in casa, altre volte mangio qui in stalla, ma non c’è una regola, diciamo che mangio dove capita!
Il Padrone era entrato di buon ora, con le nostre ciotole piene di cereali. Mentre le porgevamo, uno accanto all’altro, il Padrone ha versato un po’ di latte nella ciotola di Daniele, condito dal solito sputo, mentre nella mia c’ha direttamente pisciato dentro. Mentre pisciava, ha voluto che Daniele rimanesse con la sua ciotola accanto alla mia, sicché tutti gli schizzi di piscio sono finiti anche nella sua ciotola e addosso. Niente di traumatico, nel senso che davvero gli schizzi erano poca roba, però Daniele era già agitato.
E adesso, chini sulle nostre ciotole, consumiamo la colazione, ingeriamo i fluidi del Padrone.
Finita la colazione ripuliamo le nostre celle, mentre il Padrone ci aspetta fuori.


Anche oggi è una bella giornata, così il Padrone decide di utilizzarci per dare una sistemata al terreno davanti casa. La cascina ha una grande porzione di terreno, intorno, che tuttavia è in pessime condizioni. Però il Padrone ci tiene a tenere pulito e ordinato perlomeno lo spazio davanti casa.
Così la mattinata trascorre con me e Daniele che riceviamo ordini continuamente su cosa fare e come fare. Il Padrone ci ha costretti ad indossare gli stivali e i guanti di gomma, a me ha fatto togliere la tuta mentre Daniele ha tolto il camice ma tenuto la tuta, che adesso gli sta tutta appiccicata sulla schiena per via del sudore. Anche io sto sudando, specialmente sotto al pesante cappuccio di gomma, me è sopportabile.
Spesso il Padrone utilizza, a turno, uno di noi come sgabello e solo chi ha provato a stare in ginocchio sulla ghiaia sa quanto sia doloroso, per non parlare di dover sostenere anche il peso di un’altra persona. Daniele sopportava stoicamente, anche considerando la tuta che, anche se di poco, attenuava il dolore e il fatto che il Padrone lo usava per periodi più corti, giustamente, cercando di tarare lo sforzo alle possibilità.
Verso metà mattinata, dopo aver tagliato l’erba e risistemato la ghiaia del parcheggio, il Padrone ci ha concesso una pausa, durante la quale l’ho servito come urinale, imponendo a Daniele di stare molto vicino, con la scusa di osservare attentamente, ma in realtà per fargli sentire l’odore e qualche schizzo di urina.
- Come vedi, cesso, lo schiavo ha imparato a bere direttamente dalla fonte senza soluzione di continuità. Ci vuole esperienza e capacità. Io mantengo un flusso costante e non troppo abbondante di urina, in modo da consentire l’ingoio continuo. Quando avrai l’onore di servirmi come urinale, inizialmente lo faremo a piccoli sorsi, un po’ per volta e poi, con il tempo, in modo sempre più fluido e costante.
Dopo la lezione e una breve pausa di 10 minuti, continuiamo a lavorare fino all’ora di pranzo, quando andiamo in cucina, in impeccabile divisa da lavoro, a preparare il pranzo, seguito dalla solita routine della preparazione del cibo degli schiavi (gli avanzi con piscio per me, con saliva per Daniele) e poi riposo nella stalla.


Nel pomeriggio, il Padrone ci convoca nella stanza accanto alla stalla. Appoggiato sulla sedia c’è un alto collare di postura, di quelli molto rigidi. Una volta lo indossai anche io, però probabilmente il Padrone si accorse che non era proprio il mio genere e da allora non l’avevo più rivisto. Probabilmente è destinato a Daniele...
- Schiavo, vai a prendere il secchio-gogna.
Il secchio- gogna è un pesante secchio di legno che ha una particolarità: su un lato, a partire dal bordo superiore, vi è un’apertura lunga circa 25/30 cm e larga 20. Serve per infilarci il collo di una persona, in modo che la testa stia dentro al recipiente. Poi, una volta infilato il collo con la testa dentro al secchio, c’è un incastro di legno che va posizionato sopra al collo, dentro l’apertura, per chiudere il collo proprio come in una gogna, in modo che lo schiavo non possa alzare la testa.
Quando torno con il secchio, Daniele è in ginocchio davanti alla sedia con il Padrone che finisce di fissargli il collare. Con il collo allungato, il mento alto e impossibilitato a muovere il capo per via dalla severa postura, Daniele cerca di tenere lo sguardo basso, intimorito da quello che non sa che sta per succedere.
- E’ tuo dovere, cesso, imparare ad onorare e adorare tutto, di me. Devi imparare a rendere omaggio al Maschio Superiore e Dominante. In quanto essere sottomesso e inferiore, poiché ricavi piacere dall’umiliazione e dalla degradazione, devi imparare ad amare i miei odori, anche quelli più sgradevoli, anzi, proprio quelli più disgustosi. Ci vorrà tempo ma apprenderai ad apprezzarli e a diventarne dipendente, perché solo attraverso la sottomissione e la degradazione più estrema riesci ad essere veramente te stesso e a provare il piacere maggiore. Hai capito, cesso?
- Sì, Signore.
- Trascorrerai molto tempo a contatto con i miei odori, i miei sapori, i miei fluidi. Diventerai inferiore persino alla mia merda e solo grazie alla mia generosità avrai l’onore di poterla servire, adorare, assimilare. E quando ti sarai abituato, ti sottoporrò a nuove degradazioni, nuove umiliazioni che ti faranno provare disgusto e ribrezzo, solo perché questo è ciò che, dentro di te, vuoi veramente. Ed è ciò che più ti eccita e mi eccita.
Detto questo, muovendosi verso il centro della stanza, davanti alla grande porta-finestra spalancata, si sbottona la tuta e si accovaccia sul secchio.
- Avvicinati, cesso.
Daniele si avvicina e, seguendo l’indicazione del Padrone, si posiziona in ginocchio proprio davanti al Padrone che, con calma, dopo qualche scoreggia, lascia cadere un primo, grande stronzo, a cui ne seguono altri.
- Era da stamani che la trattenevo apposta per te, cesso!
Daniele è impaurito, guarda disgustato verso il secchio.
Poi è il mio turno, lecco per bene il culo del Padrone, che gode di piacere quando con la lingua umetto per bene l’ano e lo ripulisco scrupolosamente, e poi provo a pulire anche l’interno dell’ano.
- Ci siamo. Cesso, la testa nel secchio!
Daniele, tremante, si avvicina. La merda nel secchio puzza, Daniele con uno sforzo infila il collo nella fessura, il volto a pochi centimetri dalla merda, ma la ritira subito fuori, sembra che voglia vomitare.
Il Padrone gli lascia riprendere il fiato, aspetta che si calmi. Poi, gentilmente, gli chiede:
- Pensi di potercela fare?
Daniele, socchiude appena gli occhi e poi, forse incoraggiato dal tono gentile del Padrone o forse da un senso di orgoglio, risponde:
- Sì, Signore.
E senza bisogno di ordini, si china e infila nuovamente la testa nel secchio, il collo nella fessura.
Il Padrone aspetta una decina di secondi, poi quando vede che è tutto a posto infila il pezzo di legno a chiudere la fessura, imprigionando il collo di Daniele nel secchio-gogna.
Poi dedica la sua attenzione a me. Mi mette nudo di fronte alla porta-finestra, legato. Davanti a me c’è Daniele, che è posizionato di traverso davanti alla porta, sottoposto agli sguardi dell’autostrada in quella umiliante posizione con la testa nel secchio con la merda.
Il Padrone inizia a frustarmi e, come mi ha insegnato, cerco di non lamentarmi, anche se dopo alcuni colpi il dolore inizia a farsi sentire prepotente. Si riposa e poi riprende a colpirmi, facendomi mugolare dal dolore, ma anche per il piacere...
- Silenzio, schiavo!
Sono passati quasi 20 minuti, Daniele sta tremando, la posizione è molto faticosa, in ginocchio, la schiena leggermente inclinata, il collo appoggiato sul secchio ma senza poterci fare troppa forza, le mani legate ai lati del secchio, dove due anelli di metallo sono fissati apposta per agganciarci le polsiere. Il Padrone se ne accorge e prende uno sgabello, lo sistema sotto al suo petto, in modo da consentirgli di appoggiarsi.
- Meglio, cesso?
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Il Padrone, quindi, mi slega e mi permette di riposarmi per alcuni minuti.
- Prendi il coperchio.
Raccolgo il coperchio del secchio, anch’esso in legno pesante.
- Cesso, adesso faremo un altro passettino in avanti.
Il Padrone parla con voce calma e rassicurante.
- Chiuderò completamente la tua testa nel secchio. Voglio che tu assapori completamente l’odore della mia merda, voglio che tu ne sia avvolto, voglio che tu inspiri e accetti l’odore come parte di te. E’ chiaro, cesso?
- Sì, Signore.
Mi fa cenno di sistemare il coperchio. Mi avvicino e, sollevando il pesante pezzo di legno, leggermente convesso, lo adagio sul recipiente, facendo attenzione a farlo coincidere con la scanalatura del bordo, in modo che sia stabilmente al suo posto. Poi, lo fisso con le quattro catenelle che, terminando con un piccolo moschettone ciascuna, impediscono di scoperchiare il recipiente.
A questo punto la scena è completa ed estremamente eccitante: lo schiavo cesso con la testa completamente infilata e costretta nel secchio, chiuso e ben odoroso, in adorazione dell’aroma sprigionato dalle feci del Padrone.
Il Padrone attende un paio di minuti per vedere come reagisce Daniele, che è evidentemente in stato di eccitazione, la respirazione pesante e un leggero tremito. Poi, si avvicina e gli sbottona la tuta, mettendogli allo scoperto il culo e i genitali.
- Schiavo, la sedia.
Gli avvicino la poltrona e si mette a sedere, accanto a Daniele. Con calma inizia a toccargli l’ano, con le mani guantate di gomma. Lo stimola. Il pene sarebbe eretto, se non fosse per la cintura di castità, che a malapena riesce a contenerlo.
- Mettiti al lavoro – mi ordina, indicando i suoi genitali. Mi avvicino e gli sbottono la tuta, facendo fuoriuscire le sue bellissime palle e il meraviglioso Cazzo che si sta già inturgidendo.
Mi metto all’opera, leccando con devozione il suo Scettro, senza tralasciare nemmeno un millimetro, lo inumidisco completamente, scorrendo anche sui testicoli fino ad arrivare quasi all’ano, per poi risalire e solleticare l’asta e il glande, infine lo prendo in bocca e inizio a succhiare, a titillare con la lingua le parti più sensibili, affondandolo sempre di più in bocca e in gola, pompando su e giù in modo sempre più deciso.
Mentre spompino il meraviglioso Cazzo del mio adorato Padrone, sento il piacevole fastidio della mia erezione rinchiusa nel tubo metallico e provo un piacere che solo chi ha mai servito un Padrone può conoscere. Il piacere di dare piacere, il piacere di essere lo strumento del piacere, il piacere di appartenere, il piacere di servire...
Intanto, il Padrone continua a stimolare Daniele, sia attraverso l’ano, dove infila un dito, sia prendendogli le palle nel palmo e stringendo leggermente, sia accarezzandogli il pene attraverso la gabbia di plastica.
Spompino a lungo il Padrone, che però decide di non venire e si alza in piedi, mettendosi direttamente davanti a Daniele, e al secchio, il bellissimo Cazzo ben dritto.
- Schiavo, togli il coperchio e libera il cesso.
Apro il secchio e libero Daniele da ogni legame. Come finisco, mi rimetto di lato, in ginocchio e osservo Daniele che, lentamente, si solleva. Il volto rosso, in fiamme, gli occhi lucidi, il respiro affannoso. E’ stata indubbiamente una prova molto dura.
- Bene, cesso, ti sei comportato molto bene.
- Grazie, Signore.
Il Padrone rimane davanti a Daniele, masturbandosi lentamente.
- Guarda il mio Divino Scettro.
Daniele solleva leggermente il volto, i movimenti impacciati per via dell’alto collare di postura.
- Imparerai ad adorarlo, diventerà un feticcio che agognerai, mi supplicherai di poterlo venerare. Apprenderai a soddisfarlo con ogni parte del tuo corpo e della tua mente, in tutti i modi che vorrò; e ti nutrirai devotamente di tutto ciò che ne fuoriesce. Ma ancora non ne hai il privilegio.
Daniele continua a fissare il lento movimento della mano guantata del Padrone, che sale e scende lungo il poderoso Cazzo, mmm...
Come se mi avesse letto nel pensiero, il Padrone mi ordina di mettermi accanto a Daniele e me lo fa succhiare ancora. Lo prendo in bocca e il Padrone, prendendomi la testa tra le mani, affonda dentro la mia gola. Cerco di accoglierlo senza soffocare, è molto grande e senza l’esperienza che ho sarebbe difficile riuscirci. Posso solo immaginare cosa stia pensando Daniele, tutto preso come sono nel pompino.
Quando finalmente il Padrone è pronto, estrae il Membro dalla mia bocca e mi ordina di chinare indietro il capo, la bocca ben spalancata ad accogliere il fiotto di sperma che esce impetuoso.
Ingoio la maggior parte dello sperma, come al solito una bella quantità di squisito e gustoso sperma del mio Padrone, yum! Poi si gira leggermente, verso Daniele, e lo schiaffeggia leggermente con il Pene, lasciandogli un po’ di sperma sulle guance. Poi continua a passargli la punta del pene, che ormai si sta ammosciando, sul resto del volto, mungendolo per far uscire le ultime gocce di sperma, che spalma per bene sulla pelle di Daniele.
- Cesso, indosserai per la prima volta il mio sperma. Consideralo un grande onore. Lo porterai sul volto, lo lascerai asciugare e lo terrai con orgoglio.
- Sì, Signore. Grazie, Signore.





Domenica 3 aprile 2005, ora di pranzo. Punto di vista di Marco.


Sono in ginocchio, in bagno, accanto alla tazza del cesso.
Daniele è a quattro zampe, proprio davanti alla tazza, con il volto a pochi centimetri dal bordo.
Il Padrone è seduto sul WC.
Questa è la scena che si presenta nell’immediato dopo pranzo, che ho servito al Padrone da solo. Daniele, infatti, è rimasto legato in bagno da prima di pranzo fino ad ora. Il Padrone lo ha istruito ulteriormente sui suoi futuri doveri, facendogli capire che il posto dove trascorrerà la maggior parte del tempo è proprio accanto alla tazza del cesso e che quindi deve abituarsi a stare legato in bagno.

Ma tornando alla scena: dopo qualche secondo di attesa, il Padrone emette alcune scoregge e poi sento il tonfo di un bel pezzo di merda che cade nel water. Il rumore della merda, che a volte colpisce direttamente l’acqua sul fondo della tazza, altre volte prima di cadere nell’acqua colpisce la porcellana bianca, altre volte ancora rimane sullo scivolo della tazza, scivolando lentamente in basso e lasciando dietro di sé una scia marrone, oppure fermandosi prima di toccare l’acqua...
Ogni volta che il Padrone decide di evacuare nella tazza del cesso, mi chiedo con perversa curiosità quale sia il percorso dei bellissimi pezzi di merda che fuoriescono dal culo del Padrone. E ogni volta, sono ansioso di vedere il colore e la consistenza delle feci, aspiro l’odore per capire quale potrebbe essere il sapore. E spero sempre che siano come più piacciono a me: di tre o quattro (meglio) centimetri di diametro, di colore marrone non troppo scuro (ma nemmeno chiaro), di consistenza dura quanto basta per poterli prendere in bocca senza che si spezzino. La cosa strana è che in genere, quando le feci del Padrone hanno questi requisiti, il sapore è sempre il migliore, così come l’odore.
Dipende tutto dall’alimentazione e il Padrone presta molta attenzione, facendo in modo di donarmi spesso la migliore qualità di merda!

Il Padrone si rilassa dopo il primo sforzo. Daniele rimane immobile, sicuramente inalando gli aromi che fuoriescono dalla tazza. Anche io rimango immobile, inspirando con gioia le esalazioni. Sono abbastanza stanco, oggi è l’ultimo giorno del finesettimana e, come sempre, queste ultime ore sono molto faticose, dopo due giorni di fatica! Specialmente dopo ieri sera...

Il Padrone finisce di defecare e conclude con un’ultima spruzzata di piscio. Si alza verso di me che, come sempre, mi impegno nel ripulire con cura il culo. Niente carta igienica, nel bagno del Padrone!
- Schiavo, vai a prendere la ciotola dello schiavo cesso.
Vado velocemente in cucina a recuperare la ciotola di Daniele, già pronta con del riso e alcuni avanzi del pranzo. Torno in bagno e, seguendo le indicazioni del Padrone, la colloco all’interno del WC: il Padrone vuole che Daniele mangi il suo pasto infilando la testa nella tazza, sporca di merda e piscio.
Daniele guarda con gli occhi spalancati e il respiro affannato.
- Cesso, ti addestrerò a nutrirti dei miei avanzi gettati direttamente nel WC insieme ai miei escrementi. Imparerai a goderne nonostante il disgusto e a non lasciare la minima traccia di sporco. E quando la tua preparazione sarà buona, ti degraderò davanti ai miei amici, pulirai la loro merda senza fiatare e lo farai bene, perché sei un cesso, di nome e di fatto. E’ chiaro?
- Sì, Signore.
- Bene. Per adesso, mangerai il tuo pranzo nella ciotola. E sentirai tutto l’aroma dei miei fluidi corporei. Lo devi inalare, apprezzare, devi inspirare mentre mangi, sentire che fa parte di te e che lo vuoi dentro di te. Capito?
- Sì, Signore.
- Bene. Adesso inizia. Infila la testa nel cesso!
E così Daniele viene umiliato dal Padrone, con il volto in fiamme dalla vergogna e, chissà, il cazzo gonfio dentro alla gabbietta di plastica...



giovedì 2 luglio 2009

lunedì 29 giugno 2009

venerdì 26 giugno 2009

lunedì 22 giugno 2009

La Cascina 5

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Venerdì 1 aprile 2005, 18,50. Punto di vista di Marco.




Sono in auto davanti alla stazione, sto aspettando che arrivi Daniele, il nuovo schiavo del Padrone. Sarà lui, sembra, a sostituirmi.
Quando ieri pomeriggio mi ha chiamato A. sono rimasto un po’ sorpreso, però sapevo già che era lui il candidato. Mi dispiace dover lasciare, devo ammetterlo.


Al telefono, ieri, A. mi ha chiesto di aiutarlo.
- Mi farebbe piacere se tu potessi darmi una mano con il suo addestramento. E’ una persona molto timida, inesperta, probabilmente più di te quando abbiamo iniziato.
- Sì, capisco, non c’è alcun problema.
- Se tu sei cerebrale il 25% e fisico il 75%, lui è il contrario, anzi, forse è cerebrale anche l’80%.
- Sarà ancora più difficile, allora, immagino.
- Sì, infatti. Ma sai anche quanto a me piaccia l’aspetto psicologico, che ho cercato di sviluppare in te ma che non hai mai voluto sviluppare più di tanto.
- Ma no, dai, quando abbiamo iniziato, tanto per usare le tue percentuali, ero sul lato fisico un 90%!
- Può essere, in effetti. Comunque, con Daniele, ho intenzione di avviare un rapporto diverso. Voglio riuscire a creare un rapporto 24/7, un controllo continuo e forte. Per uno mentale come lui credo sia la soluzione migliore.
- Beh, è molto pesante, però. Cioè, pesante anche per te!
- Hai ragione, però credo di essere pronto per fare questo passo. Questi due anni che abbiamo passato insieme sono serviti anche a me. Ho conosciuto aspetti della mia sessualità che mai avrei immaginato.
- Tipo?
- Mmmm, per esempio, la bisessualità. Se ricordi, quando ci siamo conosciuti ero etero, avevo giocato solo sporadicamente con dei maschi. Adesso sento che la mia parte gay si è allargata molto, ahahah, detto così sembra un doppio senso, ahahaha!
- Ahahahahah!
- Comunque, mi piacerebbe provare un rapporto più profondo con uno schiavo. Con te è diverso, ci vediamo un venerdì sì ed uno no, poi ognuno fa quello che vuole. E’ più facile così. Con Daniele sento di potermi spingere più avanti, sia con il controllo che con le pratiche.
- Sì, capisco. Potrebbe funzionare. Anzi, potrebbe essere una bella via da percorrere.
- Sì, lo penso anch’io.
- E come credi che dovrei aiutarti?
- Prima di tutto, cerca di rassicurarlo, di fargli capire che è al sicuro. Credo che questa sia la parte più importante. Poi, da un punto di vista più pratico, insegnagli quello che conosci, concentrati soprattutto con l’aspetto formale, le regole, insomma, con la parte mentale, che è quella che lo eccita e lo stimola.
- Sì, infatti, immaginavo. Certo, non sarà facile tra noi due, si crea un rapporto di complicità diverso, sarà difficile giocare adesso.
- Dici? Potrebbe, sì. Comunque, proviamoci, dai. In qualunque momento, se hai qualche dubbio, mettimi al corrente, anche durante il gioco.
- Va bene.
- Grazie mille, Marco!
- Figurati, ci vediamo domani!
- Ok, mi raccomando, il treno arriva alle 18,48! Lo riconoscerai?
- Sì, sì, non preoccuparti! Ciao!


E così, eccomi qua, complice di A. nell’addestramento di Daniele. Chi l’avrebbe mai detto!
Lo intravedo tra alcune persone, suono il clacson e con una mano gli faccio cenno che sono io. Lui mi riconosce e sale in auto, evidentemente in imbarazzo.
- Ciao.
- Ciao, io sono Marco.
- Daniele.
- Senza cappuccio non mi avresti mai riconosciuto, vero?
Cerco di metterlo a suo agio.
- Già, vero!
- Almeno sai che con un cappuccio si può essere effettivamente anonimi, no?
Cerco di sdrammatizzare esagerando un po’ le battute e sorridendo, mentre mi inserisco nel traffico per uscire dalla città.
- Abbiamo più di mezz’ora per arrivare, dovremmo fare in tempo. Il Padrone non sopporta i ritardi!
Lo sento irrigidirsi.
- Teso, eh?!
- Eh sì, un po’ nervoso! Anzi, ho proprio paura!
- Ma no, dai, non preoccuparti! Il Padrone è una persona bravissima, vedrai!
- Sì, quello l’ho visto, però ho paura di non riuscirci, di deluderlo, di fare figuracce...
- Senti, sul riuscirci o meno, la cosa importante è che tu ti lasci andare, non stare troppo a razionalizzare o a pensare di voler fare chissà cosa. Devi solo essere te stesso, lasciare fuori le convenzioni, le abitudini, le ipocrisie. L’unico modo per deluderlo è nemmeno provarci, nemmeno tentare di giocare. All’inizio la tensione e la non conoscenza delle persone non aiuta, però vedrai che ogni volta andrà sempre meglio, ti divertirai sempre di più. Io, per esempio, non sai quanto sia dispiaciuto di dover andare via. All’inizio avevo una paura cane, poi con il tempo è stato sempre più bello e appagante e adesso rimpiango già il Padrone e la sua cascina...
- Ma perché devi andare via?
- Trasferimento di lavoro. Torno a casa. Due anni fa avrei pagato per essere trasferito nella mia città natale, adesso, invece...
- Ma non potresti rifiutare?
- Il fatto è che vengo trasferito perché passo ad un altro incarico, quindi ne va della mia carriera, non posso rinunciare!
- Capisco.
- Dai, intanto ti dico cosa faremo appena arrivati, mancano 20 minuti.
- Ok.
- Il Padrone sarà sicuramente in casa. Noi, parcheggiata l’auto, andremo nella camera sopra la stalla. E’ la che dobbiamo prepararci, sempre. Ricordalo.
- Va bene.
- C’è un vecchio armadio e un comò. Dentro ci sono tutte le attrezzature che ci servono. Per prima cosa ci spogliamo completamente, compresi eventuali anelli, collane, ecc. Poi, ci vestiamo come ordinato dal Padrone. Nel mio caso, cappuccio, collare, polsiere, cavigliere, catene, cintura di castità. Nel tuo caso dovremmo trovare le istruzioni da parte del Padrone. Tutte le nostre cose vanno in una valigetta, chiusa a chiave e messa sotto al comò. Spero ci sia una valigetta anche per te. Una volta pronti, se non ci sono biglietti con istruzioni, dobbiamo scendere nella stalla, incatenarci nel cubicolo e aspettare in ginocchio. O, almeno, questo è quello che vale per me, ma credo che per te sia la stessa cosa, comunque vedremo.
A questo punto del mio racconto, Daniele è evidentemente agitato, anzi, nel panico.
- Ehi! Stai calmo! Non è niente, dai!
- Sì, sì. Mamma mia che paura!
- Ahahahah, lasciati andare!
- Senti, ma se avessi bisogno di andare in bagno?
- Nel cubicolo, nella stalla, c’è un secchio apposta.
- Non posso usare il bagno, nemmeno prima di iniziare?

- Hai già iniziato, mi sembra!
- Oddio!
- Stai tranquillo! Nel cubicolo c’è un secchio apposta, vedrai, è facile. E se ti sporchi pazienza!
- Speriamo bene!
- Ma sì!
- E poi che succede? Quanto dobbiamo aspettare?
- Questo non lo so, ogni volta è diverso. Probabilmente aspetteremo in ginocchio 10-15 minuti al massimo. Poi verrà il Padrone e inizierà il divertimento!
- Eh, speriamo! Ma quando arriva il Padrone cosa dobbiamo fare?
- Niente, devi rimanere fermo, in ginocchio e, mi raccomando, il capo chino, devi guardare per terra. Se lui appoggia lo stivale sulla barra in basso del cancello, te lo lecchi. Vedesti la volta scorsa come feci io, vero?
- Sì, ricordo.
- Bene.


Arriviamo pochi minuti prima delle 19,30, fortunatamente puntuali.
Parcheggio l’auto accanto a quella di A. e poi conduco Daniele nella stalla, e poi di sopra. Era visibilmente agitato, tremava. Gli prendo la mano dicendogli di stare tranquillo, che andrà tutto bene. Gli sorrido, spero di averlo calmato, un po’.
Accendo la luce della stalla, una debole e fioca luce proveniente da una lampadina appesa in mezzo alla stanza. Gli faccio vedere l’interruttore. Stessa cosa per la luce delle scale e delle stanze di sopra.
Arrivati nella camera da letto, inizio a spogliarmi e lui mi imita. Gli faccio vedere dove mettere i vestiti, il Padrone aveva preparato due valige. Le chiudiamo e le mettiamo sotto al comò. Dal secondo cassetto estraggo tutta la mia attrezzatura. Il cassetto era stato diviso in 2 scomparti, sicuramente A. lo aveva preparato. Accanto, infatti, trovo un sacchetto di plastica, sopra, con un pennarello, c’è scritto “schiavo cesso”.
- Questa è la tua roba. Magari prima mi preparo io, poi aiuto te, almeno hai ancora qualche minuto di tranquillità!
- Ok, va bene.
Daniele guarda con nervosismo il sacchetto di plastica, chissà cosa pensa ci sia dentro...
Indosso la mia tuta da lavoro, blu.
- L’altra volta non indossavi la tuta.
- Sì, vero, ma era di giorno. In genere, se non è troppo freddo, il Padrone non me la fa indossare. Però la sera ancora è freddo, quindi la devo indossare. Anzi, se fosse per il Padrone, la indosserei sempre, ha un vero e proprio amore per le tute da lavoro!
Finisco di indossare tutto quanto, la cintura di castità, come al solito, richiede un po’ di tempo, il cazzo che è sempre un po’ eccitato! Chiudo tutti i miei lucchetti, sistemo le catene e sono pronto per aiutare Daniele, che mi guarda come un alieno!
- Vediamo cosa c’è per te.
Tiro fuori il sacchetto di plastica e lo svuoto sul letto.
- Guarda, la mia prima cintura di castità!
Prendo la CB-2000, leggera e comoda, rispetto alla mia metallica.
Insegno a Daniele come indossarla, prendendo il lubrificante che uso anche per me. E’ così impaurito che non ci sarebbe nemmeno bisogno della cintura!
Sistemata la cintura, prendo la tuta da lavoro: è diversa dalla mia, Daniele alla sua vista avvampa, le guance rosse, vergognoso. La sua tuta, marrone chiaro, invece della cerniera, è chiusa con una lunga fila di grandi bottoni, che vanno dal collo fino in basso e dietro, l’ultimo sopra al culo in alto. Lo guardo mentre con mani tremanti si abbottona la tuta, e intravedo un piccolo sussulto del suo pene. Gli sta abbastanza precisa, anzi, quasi piccola, aderente, non è male!
Poi, gli metto le cavigliere e le polsiere, poi il collare, attacco le catene, le collegherò tra di loro quando saremo nella stalla, almeno è più facile camminare! Infine, niente cappuccio ma una specie di cuffia di gomma, che gli metto raccogliendogli i capelli dentro. Mai usata con me, chissà perché! Una volta messa è buffo vedere il suo volto rosso incorniciato dalla cuffia!
- Vieni, ci siamo, stai tranquillo e ricordati cosa devi fare.
Lo prendo per mano e scendiamo di sotto. Lo conduco dentro al cubicolo, quello affianco del mio.
- Mettiti in ginocchio qui.
Una volta inginocchiato, chiudo con un lucchetto la catena tra le caviglie, poi gli metto le mani dietro alla schiena e chiudo il lucchetto tra le polsiere. Infine uso l’ultimo lucchetto per fissare la catena del collare alla sbarra del cancello.
- Ecco fatto. Rimani in questa posizione e ricordati di tenere il capo chino.
- Va bene, grazie!
Lo guardo con un po’ di pena, è talmente agitato che vorrei poter fare qualcosa di più per tranquillizzarlo. Gli do una pacca sulla spalla e vado nel mio cubicolo, dove mi sistemo in posizione, in attesa del Padrone.


Aspettiamo più del solito, come sempre le ginocchia iniziano ad essere indolenzite. Sento Daniele che respira con un po’ di affanno, l’attesa lo snerva. Un paio di volte lo sento spostare il peso sulle ginocchia, le catene tintinnano. Imparerà anche questo.
Poi, finalmente arriva il Padrone, nella sua immancabile divisa: tuta da lavoro sporca, stivaloni di gomma, guanti di gomma e frustino in mano. Si ferma a guardarci, probabilmente si gode lo spettacolo: due schiavi tutti per se!
Si avvicina al mio cubicolo, appoggiando lo stivale sulla sbarra. So cosa fare. Poi, senza darmi troppo tempo, si sposta nel cubicolo accanto e sento il suo stivale appoggiarsi pesantemente sulla sbarra del cancello di Daniele. Rimane più a lungo, probabilmente vuole dargli più tempo, ma non posso vedere, il muro ci divide.
- Bene così, schiavo cesso.
Silenzio.
Il Padrone fa alcuni passi davanti alle nostre celle.
Poi torna davanti a Daniele:
- Sono felice che tu sia qui, schiavo cesso. Spero che tu impari a diventare un bravo schiavo cesso.
Silenzio.
- Beh, non dici niente?
Daniele prova a dire qualcosa, poi si schiarisce la gola, poi balbetta a voce bassissima un “Grazie, Signore”.
- Non ho sentito, cesso!
- Grazie... Signore... – a voce un po’ più alta.
- Prego...
Torna da me, apre il lucchetto della catena del collare e mi fa uscire dalla cella.
- Al centro.
Strisciando sulle ginocchia arrivo al centro della stanza, mentre il Padrone apre tutti i lucchetti di Daniele e, a quattro zampe, lo porta vicino a me.
Mi fa alzare e mi lega i polsi, ancora dietro alla schiena, ad una catena dal soffitto, che tira in alto, fino a farmi assumere una faticosa posizione con la schiena piegata di 90 gradi e le braccia stirate dietro in alto.
Poi, si siede sulla schiena di Daniele, che rimane immobile.
Il Padrone aspetta un paio di minuti, vedo Daniele tremare per lo sforzo, poi il Padrone si alza e viene dietro di me. Con calma, mi impartisce una serie di staffilate sul sedere, coperto dalla tuta e quindi meno sensibile.
Poi, si avvicina a Daniele, che rimane immobile mentre Lui gli sbottona i bottoni della tuta, partendo dall’ultimo dietro, sopra al culo. Gli mette allo scoperto il culo e con la punta del frustino lo stuzzica proprio sul buco del culo. Poi gli da alcuni colpetti sulle natiche, niente che sembri doloroso.
- Basta così, per adesso. In cucina.


Siamo entrambi supini sotto al tavolo, lecchiamo ciascuno uno stivale, mentre il Padrone finisce la sua cena.
Appena arrivati in cucina il Padrone aveva preteso che indossassimo la “divisa da lavoro” completa. In genere non era così formale con me, però adesso, con il nuovo schiavo, voleva essere il più formale possibile. E così, prima di legarci i polsi sul davanti, ci aveva fatto indossare i pesanti guanti di gomma e il pesante grembiule di gomma. Daniele sembrava sempre terribilmente in imbarazzo!
Anche adesso, accanto a me intento a leccare il suo stivale, è rosso in volto. Vedo anche la fatica per la posizione, non è abituato.
- Bene così. Fuori.
Usciamo da sotto il tavolo e ci posizioniamo in ginocchio, le mani in grembo.
Seguendo le istruzioni del Padrone, prendiamo le ciotole, ciascuno la propria. Il Padrone ha fatto scrivere sulla ciotola di Daniele la parola “cesso”. Seguendo il mio esempio, Daniele porge la ciotola verso il Padrone, che con tutta calma prende gli avanzi e li distribuisce sulle due ciotole. Poi, prende la pentola con il riso che ci aveva ordinato di preparare, riso scotto e senza sale. Ne versa due generose porzioni sopra agli avanzi e mescola bene. Quindi, si sciacqua la bocca con dell’acqua e la sputa sulla mia ciotola, ripete l’operazione e la sputa su quella di Daniele, che vedo trattiene il respiro.
A questo punto ci fa cenno di appoggiare la ciotola per terra. Si sbottona la tuta e si accovaccia sopra la mia ciotola, regalandomi due gustosi stronzi di merda, che affondano nel riso. Completa il condimento con una pisciata.
Daniele trattiene il fiato, impaurito.
- No, cesso, per te niente, ancora non ne se degno!
In compenso lascia cadere uno sputo sul mucchietto di riso di Daniele, che guarda con due occhi spalancati e il fiato corto, ancora più rosso in viso, se possibile. Il Padrone, con un piede, spinge le due ciotole una accanto all’altra e poi:
- Mangiate!
Mi chino e inizio a prendere in bocca la poltiglia, il sapore forte e piacevolmente disgustoso. Ormai sono abituato, arrivo persino a sentirne il bisogno. Ma Daniele, vedo che fa fatica, disgustato dal puzzo che emana la mia ciotola. Più volte sembra sul punto di vomitare, si trattiene e lentamente mangia il suo pasto.
- Lecca per bene, cesso! Devi leccare la mia saliva, il mio spunto. Ricordati che sei un lurido cesso e che il dono che ti ho fatto deve essere onorato, goduto.
- Si, Signore – sussurra, cercando di leccare il liquido nella ciotola.
- Bravo, così, lecca per bene, prendi dentro te la mia saliva... Bene, cesso, lecca tutto quanto...


La serata è proseguita in soggiorno, dove ho fatto un bel pompino al Padrone, ne avevo una voglia matta! Il Padrone ne ha approfittato per mostrare a Daniele come va fatto: con le mani legate dietro alla schiena lo prendo con la sola bocca, lo lecco dolcemente, assaporante il sapore e l’odore, poi man mano che si inturgidisce lo abbraccio con le labbra, sempre più profondamente, sino a dove posso, respingendo il riflesso di vomito o il senso di soffocamento quando la cappella mi arriva in gola. Lo succhio profondamente, con le labbra ben serrate e stuzzicandolo senza sosta con la lingua.
Daniele guardava terrorizzato dall’idea che avrebbe potuto prenderlo in bocca, cosa che il Padrone invece non ha fatto. Sicuramente non vuole spingere troppo sull’acceleratore.
Dopo averlo succhiato a lungo, senza farlo venire, il Padrone ha guardato un po’ la televisione, usando Daniele come poggiapiedi e me come servo, portandogli da bere e tenendogli il vassoio a portata di mano. Non è facile stare fermi in ginocchio, le braccia legate davanti e tenere il vassoio immobile. Dopo una decina di minuti i muscoli iniziano ad essere indolenziti e dopo mezz’ora è una vera e propria tortura.
Stancatosi della tv, il Padrone, vista anche l’ora, decide che è quasi ora di andare a dormire. Ma prima mi fa di nuovo succhiare il Suo magnifico cazzo e, una volta bello duro, mi fa piegare, appoggiato con il petto sullo schienale della poltrona e mi apre la cerniera sul culo.
Senza troppi complimenti, mi incula, facendomi mugolare di piacere e di dolore. Daniele guarda, con i suoi occhi grandi, cercando forse di capire cosa stia provando.
- Guarda bene, cesso, perché presto sarai te al posto dello schiavo. Ti monterò come una troia e imparerai a godere e provare piacere da questo atto, guarda...
Apre ancora di più la mia cerniera, fino a tirare fuori il mio cazzo chiuso nel tubo di ferro. Dal foro in cima al tubo fuoriusciva un filamento di liquido pre-spermatico, conseguenza di 2 settimane di castità e della stimolazione prostatica che stavo subendo con l’inculata. Oltre che, naturalmente, dell’eccitazione forte che stavo vivendo.
- Vedi, il porco, come sta godendo?
Daniele, accanto a noi, in ginocchio, sembrava vergognarsi per me, però sembrava anche eccitato.
Il Padrone allunga la mano e raccoglie il poco liquido che fuoriesce dalla mia cintura di castità, poi si pulisce sulla tuta di Daniele, che trattiene il fiato!
- Te la sporcherò tutta, la tuta da lavoro. E non ti permetterò di lavarla o pulirla in alcun modo. Dopo tutto sei un cesso e devi vivere come un lurido cesso schifoso!
Il Padrone aumenta l’andatura, ficcandomi il cazzo profondamente nel culo, e, dopo meno di un minuto, esplode in un poderoso orgasmo, che mi riempie l’intestino di sborra.
Una volta calmatosi, mi fa mettere in ginocchio e si fa ripulire il cazzo con la mia bocca: lo lecco completamente, lavando via ogni traccia della mia merda e cercando di mungerlo per spremere le ultime gocce di sperma. Il Padrone mi ferma e si volge verso Daniele, tenendo il cazzo alla base. Spremendo dolcemente riesce e far uscire un ultimo globo di sperma, che ripulisce sulla punta del colletto della tuta di Daniele, che rimane fermo, trattiene il fiato.
- Cesso, come ti ho detto, devi imparare ad indossare tutti i miei odori, i miei sapori, i miei fluidi. In questi giorni cercherò di essere non troppo severo, voglio che tu ti abitui pian piano. Però sappi che è mia intenzione essere intransigente e rigido, ti condurrò nella sottomissione in modo fermo e rigoroso. Te ne renderai conto giorno dopo giorno. Però non fare l’errore di pensare che questa mia generosità sia la norma. Diciamo che è un modo per abituarti e darti il benvenuto. Capito?
- Sì, Signore, grazie Signore.
- Bene. Aspettatemi nella stalla, fuori dai cubicoli.


Siamo nella stalla, Daniele è un po’ più tranquillo. Gli chiedo come sta e lui mi risponde che va tutto bene, cerca di sorridere e di sentirsi sicuro, ma naturalmente rimane sulle spine.
Aspettiamo oltre 20 minuti, poi entra il Padrone.
- Allora, stanotte dormirete entrambi nella stalla, almeno te, schiavo, potrai controllare se il cesso ha problemi o bisogno di qualcosa, ok?
- Sì, Signore.
- In caso di bisogno, c’è il telecomando con l’allarme, lo tieni te, schiavo, va bene?
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
- Tu, cesso, se hai qualche problema chiama lo schiavo, avvertilo immediatamente, ok?
- Sì, Signore.
- Poi, vediamo un po’. Lascio accesa la stufetta, la notte è ancora abbastanza freddo. Schiavo, prendi le coperte, di sopra, e prendi anche il materassino per il cesso, non è abituato a dormire per terra e non voglio che domani sia tutto dolorante senza che sia stata colpa mia!
Salgo su di sopra, nella camera, e dall’armadio prendo due rozze coperte di lana e, arrotolato da una parte, il materassino. Tornato di sotto, seguendo le istruzioni del Padrone, srotolo il materassino e lo metto nella cella di Daniele, cercando di posizionarlo come mi sembra meglio. Ci lascio sopra anche una coperta.
- Se hai bisogno di fare i tuoi bisogni, lo schiavo ti insegnerà come fare. Prima di sistemarvi per la notte, un’ultima cosa.
Sotto il braccio aveva un sacchetto. Lo apre e tira fuori un camice da lavoro marrone.
- Indossalo, cesso.
Daniele, un po’ spaesato, forse eccitato, di sicuro in imbarazzo, indossa il camice marrone, tra l’altro un modello da donna, per via della lunga abbottonatura a sinistra, leggermente avvitato e stretto. Mentre abbottona il camice, il Padrone continua:
- Questo è un mio regalo di benvenuto, so che hai questo fetish. Inoltre, ti proteggerà dal freddo di questa notte, lo schiavo è abituato invece! E adesso in cella!
Ci sistemiamo nei cubicoli, con la testa rivolta verso il cancello. Il Padrone ci chiude prima i lucchetti delle caviglie, senza catena, in modo che le caviglie siano a contatto tra di loro, limitando al massimo i movimenti. Poi le polsiere, sul davanti, e infine la catena del collare al cancello.
Prigionieri ma felici, siamo pronti per dormire.


giovedì 18 giugno 2009

lunedì 15 giugno 2009

lunedì 8 giugno 2009

giovedì 4 giugno 2009

lunedì 1 giugno 2009

La Cascina 4

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Scambio di e-mail tra Daniele e A.




From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Domenica 27 marzo 2005, ore 15,02
Subject: RE: Sogno

Ciao A.,
mi sembra già di appartenerti, di non riuscire a fare a meno di te :)
La mia fantasia finale, quella che, come dici te, mi fa pensare "se e quando riuscirò a fare questo sarà un bravo schiavo" è qualcosa di abbastanza estremo. Un po' mi vergogno a dirtelo, anche se via e-mail è più facile.

Il mio sogno è di essere portato dal Padrone in un bagno pubblico e qui essere costretto con la lingua a ripulire i cessi sporchi di piscio e di merda di sconosciuti.

Ecco, l'ho detto. So che è esagerato e impossibile, però è un po' il sogno di una vita.
Grazie di tutto, A., e a presto,
Daniele








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Domenica 27 marzo 2005, ore 23,54
Subject: Ecco il tuo sogno

Caro Daniele,
ho letto con interesse il tuo "sogno".
Quello che posso dirti è che non solo il tuo sogno non è impossibile, ma che con il giusto addestramento riuscirai a portarlo a termine rendendo orgoglioso il tuo Padrone e traendone un godimento e un piacere unici.

Ti dirò di più, al riguardo.

Un mio caro amico gestisce un cinema porno gay. Come puoi immaginare, è frequentato da un gran numero di pervertiti e segaioli, che spesso vanno nel cinema per cercare persone con le quali fare sesso veloce. Adesso ti dirò cosa accadrà se diventerai mio schiavo e dopo un adeguato addestramento.

Ti porterò al cinema. Indosserai la cintura di castità, dato che non vorrò assolutamente che per sbaglio, per l'eccitazione, tu ti scarichi. E indosserai anche il mio collare, le mie cavigliere, le mie polsiere, i guanti di gomma, gli stivali di gomma e il cappuccio di gomma. E da quanto mi hai scritto, sapendo quanto lo trovi umiliante, indosserai un camice da lavoro. Sarai il ragazzo delle pulizie. Anzi, lo schiavo delle pulizie.
Andremo all'ultimo spettacolo della notte, dopo mezzanotte. A quattro zampe ti condurrò al guinzaglio nel cinema. Ci saranno alcuni clienti che saranno disgustati nel vederti. Altri, invece, saranno eccitati: sono nel cinema apposta! Ti condurrò proprio da questi, dal primo di tanti: io seduto a fianco del cliente, tu in ginocchio gli aprirai la patta dei pantaloni e lo succhierai fino a farlo venire. Dovrai bere tutto il suo sperma e ripulire per bene l'uccello, asciugandolo sul tuo camice, prima di riabbottonargli i pantaloni. Con una torcia elettrica illuminerò il tuo viso coperto dal cappuccio, perché il cliente possa vedere che razza di depravato sei. Se cadrà per terra anche una sola goccia di sperma, io la illuminerò con la torcia e tu dovrai prostrarti e leccarla via dal lurido pavimento. Ringrazierai educatamente il cliente e poi ti condurrò, sempre a quattro zampe, dal cliente successivo. Alcuni clienti sono clienti fissi, che conosco e che mi conoscono, che sono nel mondo BDSM. A qualcuno di loro potrei suggerire di pisciarti in bocca, dopo essere venuti, oppure di lasciarti un regalo in bagno. Potresti essere obbligato a ripulirgli le scarpe con la lingua, compresa la suola (chissà quali schifezze avrà calpestato...). I più eccitati potrebbero addirittura pretendere di incularti, piegato su una poltroncina del cinema. Per esperienza, so che dovrai soddisfare non meno di 10 clienti diversi. 10 uomini sconosciuti che godranno usando il tuo corpo, di cui dovrai SEMPRE ingoiare tutto lo sperma e che ringrazierai per averti usato. Ma, con un po' di fortuna, potrai sottometterti anche a 20 uomini, che dovrai sempre trattare con deferenza e rispetto. Cosa abbastanza probabile è che ci saranno diversi clienti anziani, sono i più porci: dovrai spompinarli molto a lungo prima che vengano! Così come è abbastanza probabile che alcuni di loro siano sporchi e puzzino, le mutande luride di piscio e merda: dovrai annusare e godere di tutti questi odori.
Per tutta la durata del film sarai l'attrazione principale del cinema, passerai oltre un'ora in ginocchio, da un cliente all'altro, vestito con un camice sempre più lurido e tirato dal guinzaglio verso chiunque vorrà usarti. Ma questa sarò solo la prima parte della serata. Il riscaldamento. Chiunque è in grado di fare questo. Il bello dovrà ancora venire. Quello per cui sei stato severamente addestrato starà per iniziare.
Quando i clienti se ne saranno andati ed il cinema sarà chiuso, con la complicità del proprietario del cinema, ti condurrò nei cessi pubblici del cinema. Sarà qui che subirai l'umiliazione più profonda della serata. Prima, però, devi sapere che farò togliere l'acqua dai bagni, in modo tale che i clienti non possano pulire in alcun modo i sanitari. Immagini cosa significherà, questo?
Ti legherò i polsi dietro la schiena, e le caviglie con una corta catena, obbligandoti a strisciare sulle ginocchia in modo faticoso. Sempre tenendoti al guinzaglio ti condurrò verso gli urinali. Ci sono 3 urinali. Inizierai dal primo della fila. Dovrai leccarlo COMPLETAMENTE, sia dentro che fuori. Si tratterà di un lavoro molto difficile, non un centimetro dovrà essere evitato dalla tua lingua. Dovrai leccare con particolare attenzione la parte davanti, dove i clienti sgocciolano l'uccello e parte dell'urina scorre nel bordo esterno, per colare sotto. Ci saranno strisce di urina rappresa, che prima di sparire avranno bisogno di un lungo lavoro di lingua. Finita la parte esterna, dovrai leccare alla perfezione l'interno: la parte più verticale, dove il getto di piscia avrà creato una patina giallastra, i bordi interni, dove si saranno depositate le cose più luride e schifose, e infine il fondo, dove sarà rimasta una bella pozzanghera di piscio stantio, che dovrai succhiare per bene. Così come i fori di scarico, otturati da sporcizia di ogni genere: tutto dovrà essere pulito e splendente. Solo una volta ripulito alla perfezione l'urinale potrai leccare le mattonelle a fianco dell'urinale, spesso sporche di piscia stantia per via di spruzzi incontrollati di piscia. E poi, ti prostrerai e laverai le piastrelle sotto all'urinale, dove si forma sempre una piccola pozza di urina e schizzi ovunque. Leccherai tutto quanto e solo quando sarà tutto pulito e splendente potrai passare all'urinale successivo. E' un cinema porno, non sarà improbabile che oltre alla piscia ci sarà anche sperma, magari i clienti più anziani avranno anche sputato nell'urinale, o magari per terra. Niente andrà sprecato, tutto finirà dentro di te.
Finita la pulizia degli urinali, passeremo a quella dei cessi.
Di fronte agli urinali ci sono 3 cubicoli, ognuno contenente un water.
Ti condurrò dentro al primo cubicolo e, come per gli urinali, dovrai pulire, con la sola lingua, tutto il cesso. Inizierai dall'esterno della tazza: davanti ci sarà la solita strascia di urina rafferma, il bordo superiore sarà sporco in modo disgustoso. Dovrai leccare fino a quando non sarà perfettamente pulito, compreso il sedile e il coperchio, sia la parte superiore che quella inferiore. Solo quando l'esterno sarà perfettamente pulito potrai infilare la testa nel cesso: centimetro per centimetro dovrai leccare l'interno della tazza del cesso: il bordo interno, sporco e incrostato di calcare, le pareti della tazza. Se sei sfortunato, non ci saranno cacate. Comunque, non essendoci acqua negli sciacquoni, i cessi saranno sicuramente ben pieni di piscia, che dovrai leccare accuratamente dalle pareti e, infine, lapperai la putrida acqua sul fondo della tazza, più che acqua sarà un concentrato di piscia. La lapperai tutta quanta, fino a dove fisicamente riuscirai. E stai pur sicuro che starò bene attento affinché non ne vada sprecata nemmeno una goccia.
Ma se sarai fortunato, qualcuno avrà lasciato un regalo per te: allora la tazza sarà ben sporca di merda. Per prima cosa, con la bocca, dovrai togliere la carta igienica, che getterai in un cestino che ti porgerò. Poi, dovrai leccare tutta la strisciata di merda dalla parete della tazza. Con fatica, pezzo per pezzo, dovrai leccare via tutta la merda fino a quando le pareti saranno bianche come nuove. Poi, dovrai infilare la testa completamente nella tazza: se gli stronzi di merda sono abbastanza duri, li prenderai in bocca e mi mostrerai lo stronzo tenendolo tra le labbra, per poi succhiarlo come fosse un cazzo; e poi lo mangerai, pezzo per pezzo, facendolo scomparire in quel cesso di bocca che avrai. Immergerai di nuovo la testa nel cesso per pescare un nuovo pezzo di merda e quindi farmi vedere il lurido schiavo cesso che sarai. Quando la merda sarà finita o se troppo tenera per prenderla in bocca, lapperai via tutto il putrido pozzetto rimasto: fino a quando non avrai finito non ti permetterò di togliere la testa dal cesso.
Se sarai sporco, potrò decidere di pisciarti in bocca per pulirti, altrimenti passerai direttamente a leccare le piastrelle alla base della tazza. Anche qui ci sarà sicuramente una pozza di urina, sicuramente calpestata, che dovrai leccare via con la massima cura. Infine, ti obbligherò a spingerti fino in fondo al cubicolo, fino ad arrivare a dietro al water, dove si accumula una quantità di schifezza da far vomitare chiunque. Se necessario ti farò sdraiare per terra, per poter spingere la tua lingua sul retro della tazza, sulle luride piastrelle del pavimento. Se vedrò qualunque schifezza sulle piastrelle delle pareti, dovrai leccarle fino a farle splendere. Prima di uscire dal cubicolo, dovrai anche controllare lo scopino: lo prenderò dal suo recipiente e se sporco di merda te lo farò leccare. Se non sarò soddisfatto te lo infilerò nel culo, dalla parte del manico, naturalmente, dove rimarrà fino a quando non avrai pulito anche l'altro cubicolo. Probabilmente te lo infilerò comunque nel culo, in modo che ti tenga sollevato il camice, dietro. Infine, ti farò leccare il contenitore dello scopino, che in genere contiene ogni forma di schifezza e, se è il caso, ti svuoterò in bocca il suo lurido contenuto.
A questo punto il cubicolo sarà finito, ispezionerò il lavoro e se troverò qualunque manchevolezza dovrai seguire i miei ordini per porvi rimedio. In tal caso, inoltre, riceverai un adeguato numero di scudisciate, in numero minimo di 10, che riceverai in ginocchio, succhiando il pomello della porta del cubicolo, che fungerà sia da bavaglio che da cazzo posticcio.
Strisciando sulle ginocchia passeremo al secondo cubicolo, dove inizierai tutto dall'inizio, e infine al terzo cubicolo.
A quel punto la maggior parte del lavoro sarà fatto: gli urinali e i cubicoli saranno puliti.
Controllerò se il lavoro è stato fatto a dovere. Inoltre, controllerò se ci sono ulteriori punti del bagno particolarmente lerci e bisognosi della tua bocca di cesso.
Per venire incontro al tuo bisogno di umiliazione e degradazione, tutta la pulizia del bagno sarà seguita da almeno 2 miei amici fidati, che potranno fotografarti, per poi inserire le tue immagini disgustose su internet, dove verrai insultato e preso in giro. 
La sessione finirà solo quando avrai soddisfatto sessualmente me e i miei amici, ma solo con il tuo culo, visto che il cesso della tua bocca sarà troppo schifoso per meritare i nostri cazzi.

Questo è quello che vivrai, stanne pur certo.

A questo punto io ti chiedo di rileggere più volte questo scritto. Di fantasticare sapendo che un giorno sarà realtà.
E ti chiedo, alle ore 23 di domani sera, di darmi una risposta.

Se dirai SI, vuol dire che sei convinto, che vuoi diventare mio schiavo e che sei cosciente che il tuo addestramento ti porterà a vivere la fantasia che ti ho scritto. Riceverai successivamente tutte le istruzioni e il Gioco inizia. Fino ad allora, però, non masturbarti.
Se dici NO, allora non ci vedremo né sentiremo mai più, in tal caso, buona fortuna per tutto.
Solo un SI o un NO.
A.








From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Lunedì 28 marzo 2005, ore 22,58
Subject: Risposta

SI








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Lunedì  28 marzo 2005, ore 23,12
Subject: Varie ed eventuali

Sono felice della tua scelta. Prima di iniziare il Gioco, stabiliamo i limiti e alcune regole.
Voglio che tu rilegga la fantasia del bagno pubblico. La devi leggere completamente stando in ginocchio, masturbandoti. Arrivato alla fine, devi venire.
Voglio che tu abbia la mente lucida.
Poi, entro domani sera, prepara una lista dei tuoi limiti: cerca di essere generico, sarò io poi ad interpretarli. Sappi che ho l'esperienza necessaria per capire cosa fare e come.
Ricevuti i limiti ti invierò le prime Regole da seguire. Da quel momento in poi inizia il Gioco e mi aspetto che tu vi partecipi con la massima serietà e convinzione.
Queste prime 10 sessioni saranno considerate di prova, quindi è importante il massimo impegno, anche se so che sarà difficile.
Ultima cosa: è fondamentale che ci sia dialogo. Per questo, in questo periodo sarà importante che tu mi comunichi tutti i tuoi dubbi, paure e richieste.
A.
PS: sono davvero felice che tu abbia accettato! Vedrai, ci divertiremo :)








From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Martedì 29 marzo 2005, ore 18,06
Subject: Limiti

Ciao A.,
grazie per la tua lettera. Sono molto emozionato ed eccitato, nonostante l’orgasmo di ieri sera.
E' da ieri che penso ai limiti. Credo che la loro funzione sia soprattutto quella di tranquillizzarmi, vero? So che mettermi nelle tue mani è sicuro, per questo non sono riuscito a scrivere granché...
Comunque, vorrei mettere, come limite, la modifica permanente o comunque troppo duratura del mio corpo (per esempio, tatuaggi, piercing, ecc...).
Inoltre, vorrei evitare effusioni d’amore con un uomo, non lo trovo eccitante o umiliante. Una cosa credo sia soddisfarlo sessualmente, un’altra quella di baciarsi e avere atteggiamenti affettuosi. Non so se mi sono spiegato, spero di aver dato l’idea!
Mi viene in mente un altro limite, ma credo che sia banale, ovvero che tu ci abbia già pensato: non voglio essere riconosciuto pubblicamente.
Oddio, detto questo mi vengono in mente una montagna di altri limiti, ma credo che alla fine siano tutti scontati, conoscendoti.
Non mi viene in mente altro!
Grazie di tutto,
Daniele








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Martedì  29 marzo 2005, ore 23,12
Subject: RE: Limiti

Ricevuto. Dalla prossima e-mail, in cui ti invierò le prime Regole, cambierà anche il tono delle nostre conversazioni. Dalle Regole capirai come comportarti di conseguenza.
Ti è vietato masturbarti.
A.








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Mercoledì 30 marzo 2005, ore 21,09
Subject: Prime 10 Regole

schiavo,
questa è la prima e-mail che ricevi in qualità di schiavo.
La prima cosa che devi fare, immediatamente, è metterti in ginocchio davanti al monitor. Ogni volta che comunichi con il Padrone devi stare in ginocchio. A questo proposito elencherò le prime 10 Regole. Sono solo le prime di numerose e che dovrai seguire scrupolosamente. Ogni errore significa una punizione.

1) In presenza del Padrone devi sempre stare in ginocchio. Se sei impegnato in un compito, non appena il Padrone è presente devi immediatamente inginocchiarti e chinare la testa, a meno che non ti venga ordinato diversamente. Quando sei lontano dal Padrone, ogni forma di comunicazione con il Padrone (e-mail, telefono, sms, ecc...) deve avvenire stando in ginocchio. 
2) Devi sempre dare del LEI al Padrone e, in ogni frase che uscirà dalla tua bocca (o dalla tastiera, se stai scrivendo) deve contenere la parola SIGNORE. Ogni risposta alle domande del Padrone dovrà essere semplice e mai prolissa (“Sì, Signore” e “No, Signore” dovrebbero bastare per la maggior parte dei casi). Se non richiesto espressamente, non puoi rivolgere la parola al Padrone. In ogni caso, il tono deve essere sottomesso e dimesso, senza inutili inflessioni tonali.
3) La mattina, appena ti svegli, il tuo primo pensiero deve essere rivolto al Padrone, riconoscendo mentalmente la tua appartenenza a Lui. La sera, prima di coricarti, il tuo ultimo pensiero deve essere sempre rivolto al Padrone. In generale, durante la giornata, devi più volte pensare al Padrone e alla tua sottomissione nei Suoi confronti.
4) Ti è assolutamente vietato masturbarti. Sarò io a comunicarti se e quando potrai. Naturalmente, ti è vietato ogni rapporto sessuale. Anche in questo caso, sarò io a comunicarti con chi, quando e come.
5) Ogni giorno (al di fuori delle sessioni) devi trascorrere almeno mezz’ora in ginocchio (non conta il tempo trascorso in ginocchio quando comunichi con il Padrone). Dovrai trovare un angolo della tua casa che predisporrai come luogo di penitenza, trascorrendovi 30 minuti al giorno sulle ginocchia, il busto bene eretto e le mani lungo i fianchi.
6) Ogni volta che devi andare in bagno, sia per la piscia che per la merda, devi sederti sul water senza usare la tavoletta. Devi iniziare a sentirti vicino al cesso. Inoltre, devi inspirare bene l’odore, sia della piscia che della merda, osservare il loro colore, la loro forma, la consistenza. Devi studiare e ammirare la tua piscia e la tua merda, che sono superiori a te. Se sei in un bagno pubblico, devi scegliere il water più sporco di tutti e utilizzarlo senza abbassare la tavoletta, sia per pisciare che per cacare. Se ti sporchi, puoi pulirti usando la carta igienica. Nel bagno pubblico, se trovi un cesso sporco di merda, devi osservarlo ed odorarlo, considerando quella merda sconosciuta come un dono prezioso.
7) Da questo momento in poi, non sarai più Daniele ma ti assegno un nuovo nome. Da adesso in poi se “schiavo cesso”. Ti chiamerò sempre e solo schiavo cesso, per tutti sarai schiavo cesso.

Per adesso queste regole possono bastare. Devi impararle perfettamente, consapevole che ogni sbaglio costa una punizione corporale.
Sto valutando di convocarti venerdì per la prima sessione, insieme al mio schiavo fisso. Lo sentirò entro domani, per valutare se sia fattibile. Tieniti pronto, quindi, per venerdì.
Domani sera ti darò conferma.
Il Tuo Padrone








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent:  Giovedì 31 marzo 2005, ore 18,58
Subject: Convocazione Prima Sessione

schiavo,
domani sera sei convocato per la Prima Sessione di Addestramento.
Con il mio attuale schiavo fisso abbiamo concordato che verrà a prenderti alla stazione. Prenderai il treno che arriverà alle ore 18.48, in modo tale che per le 19,30 possiate presentarvi puntuali per la convocazione.
Lo schiavo si chiama Marco, lui ti riconoscerà sicuramente, ti farai trovare davanti alla stazione. Gli ho dato il tuo numero di cellulare, in caso di problemi. Il suo è xxx.xxxxxxx, per ogni evenienza.
Ci siamo messi d’accordo e lo schiavo è disponibile ad aiutarti nell’addestramento. Questo ci farà risparmiare molto tempo e ci consentirà di arrivare ad agosto ad un buon livello di preparazione.
Non portare niente con te, bastano i vestiti che hai addosso, al resto provvederò io.
Il Tuo Padrone.



Continua...




giovedì 28 maggio 2009

mercoledì 20 maggio 2009

lunedì 18 maggio 2009

La Cascina 3

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Scambio di e-mail tra Daniele e A.




From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Martedì 22 marzo 2005, ore 19,54
Subject: Pensieri sparsi

Ciao A.,
Scusa se ti scrivo senza aver prima ricevuto una tua e-mail.
E' da sabato che non riesco a pensare ad altro. La notte i sogni e i pensieri mi svegliano continuamente . Mi sono riletto più volte le e-mail che ci siamo scambiati nel corso dei mesi. Vorrei trovare un appiglio per dire di no. Ma sembra tutto perfetto. I ruoli combaciano perfettamente. I fetish, le fantasie, tutto compatibile perfettamente. Eppure contino ad essere titubante, cosciente che il vero motivo di questo dubbio sono io. Sarò all'altezza? Una quantità di seghe mentali mi paralizzano.
Ieri ero quasi convinto di accettare la tua offerta, poi ho avuto la pessima idea di masturbarmi e venire. Dopo ho provato una specie di schifo all'idea di tutto quello che ho sempre tanto desiderato. Non è la prima volta che mi succede: da eccitato sono pronto a tutto, dopo essere venuto invece c'è il rifiuto.
Oggi, appunto, mi sento di nuovo "carico" e prima di cambiare ancora idea e impazzire ho deciso di scriverti.
Help me! :)
Daniele








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Mercoledì 23 marzo 2005, ore 21,32
Subject: RE: Pensieri sparsi

Caro Daniele,
capisco perfettamente quello che stai dicendo.
In realtà, il desiderio sessuale è una forza molto potente. E' il desiderio sessuale che ti fa desiderare tutte quelle fantasie perverse di cui abbiamo parlato. Senza desiderio sessuale, tutto perde di senso. Specialmente in questo stadio. Ti assicuro che in futuro, se tu fossi mio schiavo, il tuo desiderio di perversione rimarrebbe presente, o comunque non scomparirebbe del tutto, anche dopo un orgasmo.

Per esempio, domenica sera, prima di congedare lo schiavo, gli ho tolto la cintura di castità e gli ho permesso di masturbarsi sopra ai miei stivali. Sai cosa è successo dopo che è venuto? Ha ripulito completamente i miei stivali dal suo stesso sperma, mentre gli infliggevo una serie di 20 scudisciate, come punizione in cambio dell'orgasmo. Lo schiavo sa perfettamente che il suo piacere deriva dal mio. E il mio piacere deriva dal suo. E’ una spirale che si insegue e che vede tutti vincitori, soddisfatti.
Mentre lo frustavo, lo schiavo leccava il proprio sperma, il proprio piacere. Mentre lo frustavo, lo schiavo era al minimo del proprio desiderio sessuale, eppure accettava il proprio ruolo, la propria condizione, consapevole che questo era veicolo di piacere per me e quindi, in qualche modo, lo rendeva orgoglioso: intimamente tutto questo lo eccitava!

Capisci? Arriverà il giorno in cui la tua sottomissione non sarà così strettamente legata all'orgasmo, ma sarà un piacere profondo del tuo essere. Ma questo richiede costanza, pazienza, fatica e tutto il resto.

A questo punto, però, devo dirti una cosa molto importante: lo schiavo fisso attuale, quello che hai conosciuto, ad agosto purtroppo si trasferirà, per motivi di lavoro. Mi ha promesso che di tanto in tanto tornerà a servirmi, ma come puoi immaginare non è possibile continuare una relazione stabile. Sono molto dispiaciuto: lo schiavo è bene addestrato e con lui avevo tante belle idee ancora da realizzare. Però sono anche molto contento, perché si apre, per te, la possibilità di sostituirlo come mio schiavo fisso. E nasce una nuova sfida, per me, un nuovo percorso che sono convinto mi porterà molte soddisfazioni.

Da adesso ad agosto, considerando una sessione ogni 2 settimane, ci sono 1o fine settimana, 10 sessioni, che sono sufficienti per addestrarti quel minimo che basta per poter diventare mio schiavo fisso. Naturalmente si tratta di un periodo molto impegnativo, visto che in 1o sessioni dovresti imparare molte cose. Però sono più che sufficienti, se sei realmente portato come mi sembra tu sia.
La mia proposta è questa: nei prossimi giorni stabiliamo le regole, i limiti, stabiliamo il percorso da seguire e poi decidi.
Cosa ne pensi?
A.








From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Mercoledì 23 marzo 2005, ore 21,49
Subject: RE: RE: Pensieri sparsi

Ciao A.,
grazie per avermi risposto, in questi giorni sono stato molto agitato e ho sentito il bisogno di scriverti senza attendere la tua e-mail, prima.
Mi dispiace che lo schiavo debba andare via, sembrate veramente una coppia affiatata, ed è qualcosa che un po' invidio, anche se potrebbe essere quello che potremmo vivere noi insieme.
Allora va bene come dici te!
Per adesso: grazie, di cuore!
Daniele








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Giovedì 24 marzo 2005, ore 22,03
Subject: Percorso

Caro Daniele,
come ti ho già detto, ho la necessità di rimpiazzare il mio attuale schiavo fisso. In questi giorni cercherò di focalizzare i punti chiave di quello che potrebbe essere il nostro rapporto. E’ importante la massima onestà da parte tua: se entro i prossimi giorni non prenderai una decisione sarò costretto a cercare un altro schiavo, cosa che spero di non dover fare, dato che sono convinto che tu sia esattamente la persona adatta a questo ruolo.
Devi sapere che quello che più cerco in uno schiavo è la sua capacità di donarsi incondizionatamente al Padrone. Quello che in assoluto mi eccita di più, mi fa godere maggiormente, è la totale sottomissione ed umiliazione dello schiavo. Non cerco una persona insensibile o navigata, ma bensì chi, proprio come te, sia particolarmente sensibile e timido, chi, come te, sia particolarmente attratto/turbato da situazioni umilianti, degradanti e mortificanti.
Premesso questo, il percorso dell’addestramento sarà caratterizzato da questi aspetti:

- Sottomettersi al Maschio Padrone Dominante: imparerai ad obbedire e ad avere sempre un atteggiamento sottomesso. Visto il tuo orientamento sessuale più etero che bisex, tale aspetto è di fondamentale importanza per insegnarti non solo come voglio che tu ti comporti nei miei confronti (o nei confronti di qualunque Maschio al quale ti cederò), ma anche per imparare a vivere la tua umiliazione, dalla quale ricaverai molto del tuo piacere. Ti insegnerò la postura, come rivolgerti a me, l’atteggiamento. E sempre nell’ottica di sottomissione che è fondamentale per sviluppare il tuo lato masochista.
- Servire il Maschio Padrone Dominante: imparerai a servirmi (e a servire tutti i Maschi a cui ti cederò) in tutto. Dal pulire la casa al prepararmi i pasti, dal sistemare la cascina a tenere in ordine tutta la nostra attrezzatura. Durante le sessioni imparerai a rendere agevole e comoda la vita del Maschio Padrone, imparerai a provvedere ad ogni mio agio e, nel tempo, a prevedere e occuparti di ogni mio volere. Naturalmente, imparerai anche a servirmi sessualmente, con tutto il tuo corpo: la tua bocca ospiterà spesso il mio cazzo, ma servirà anche a pulire ogni parte del mio corpo, a baciare, leccare, massaggiare i miei piedi, il mio culo... Il tuo ano sarà la mia fica e imparerai a soddisfarmi come una vera troia.
- Riciclare tutti i prodotti del Maschio Padrone Dominante: imparerai a conoscere il mio odore, il mio sapore. Imparerai ad avere familiarità con la mia piscia, i miei sputi, il mio sperma e, infine, la mia merda. Sarai usato come cesso completo, ingerendo ogni frutto del mio corpo nei modi e nei tempi che riterrò opportuni, in modo da non sprecare niente che fuoriesce da me. E sarà fatto nella maniera che più mi eccita, ovvero nella maniera più umiliante e degradante per te. Ben presto diventerà naturale per te aprire la bocca per accogliere i miei frutti, a considerarli un dono prezioso da non sprecare e da adorare come un feticcio.

Questi sono i 3 punti principali dell’addestramento.
Per adesso basta così.
Cerca di capire se ci sono dubbi o domande in merito.
Domani sera mandami una e-mail in cui mi dici i tuoi pensieri e se posso proseguire.
Promettimi che non avrai orgasmi, ok?
A.








From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Venerdì 25 marzo 2005, ore 20,23
Subject: RE: Percorso

Ciao A.,
ho letto con vivo interesse il Percorso che hai descritto.
Non ho dubbi o domande, anzi, di domande ne avrei tantissime, ma sono stupide, riflettono i miei soliti casini mentali.
Per questo, ti prego di andare avanti, io ci sono!
Daniele
PS: la tentazione è stata forte, ma non ho avuto orgasmi!








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Venerdì 25 marzo 2005, ore 22,56
Subject: Strumenti

Caro Daniele,
sono felice di sapere che il Percorso sia stato di tuo interesse e sono compiaciuto dal fatto che ti sia mantenuto casto.
Nella precedente e-mail ti ho descritto il Percorso da seguire, gli obiettivi da raggiungere.
In questa e-mail, invece, ti scriverò degli Strumenti che useremo. Per Strumenti intendo non solo gli oggetti materiali, ma anche le tecniche.

- Castità: come hai visto, ti ho chiesto di non avere orgasmi. Tu stesso hai detto quanto condizionassero il tuo pensiero riguardo tutto questo. Sappi che la castità sarà un elemento fondamentale del nostro rapporto. Naturalmente, la TUA castità :) Per questo motivo, durante le sessioni, indosserai sempre la cintura di castità, la stessa che hai visto indossata dallo schiavo la settimana scorsa. In futuro vedremo se dovrai indossarla anche al di fuori delle sessioni, dipenderà da come risponderai all’addestramento. L’uso della cintura di castità ha anche il vantaggio di farti concentrare maggiormente sull’addestramento, anche se, vedrai, non ti toglierà affatto l’eccitazione. Inoltre, trasferirà il controllo dei tuoi orgasmi su di me, che sarò l’unico a controllare ed eventualmente permetterti di avere rapporti sessuali.
- Deumanizzazione/Spersonalizzazione: l’addestramento sarà volto a toglierti i connotati di essere umano per trasformarti in oggetto/animale. L’obiettivo è quello di vederti esclusivamente come strumento del mio piacere e quindi, di volta in volta, oggetto adatto all’uso specifico. Naturalmente, il tuo ruolo/oggetto più importante sarà quello di WC, di cesso! Saranno utili, al fine di facilitare questo processo, alcuni strumenti. Tanto per fare un esempio il cappuccio (che indosserai quasi sempre e che servirà a toglierti il volto, spersonalizzandoti maggiormente), oppure i bavagli (come quello a tubo, per obbligarti a bere).
Nota Bene: questo processo di Deumanizzazione/Spersonalizzazione fa parte di questo nostro Gioco. Sia bene inteso che avrò sempre la massima cura della tua persona e che ti aiuterò sempre a non perdere la bussola tra realtà e gioco. Però, durante il Gioco per me non sarai Daniele, sarai semplicemente il mio schiavo e come tale ti tratterò.
- Prigionia: la condizione di schiavo è per me legata strettamente al concetto di controllo. Controllo mentale, che prevede un costante legame mentale tra schiavo e Padrone, e controllo fisico, esercitato con bondage a vari livelli e con prigionia vera e propria. Uno degli aspetti più difficili da vivere sarà, vedrai, quello di trascorrere del tempo indeterminato in condizioni di cattività. Per esempio, quando sarai incatenato nella stalla non saprai mai se tornerò dopo 5 minuti, dopo un’ora o dopo un giorno. Se mi servirai come pitale durante la notte, sarai legato sotto al letto, ma non saprai mai se ti userò 1 volta, 2 volte, forse mai. Questa condizione di prigionia è stressante e faticosa, anche fisicamente visto che spesso sarai incatenato in posizioni e ambienti scomodi. Con il tempo imparerai ad abituarti che il tuo tempo non esiste, che la tua unica preoccupazione deve essere quella di soddisfare il Padrone e che devi sempre essere pronto per questo. Passerai molto tempo legato nella stalla, ma con l’esperienza ti abituerò a periodi di prigionia via via più intensi e prolungati. Non ha visto la cantina, per esempio: un ambiente umido e buio, dove ho ricavato alcune celle dove imprigiono i miei schiavi. Ce ne sono un paio che sono terribili, immagina quando vi trascorrerai tutto il fine settimana, senza percezione dello scorrere del tempo, dove riceverai solo mie sporadiche visite per darti un po’ di cibo, mentre io passerò il mio tempo con una bella donna, all’oscuro della tua situazione... Oppure, ti lascerò in consegna a qualche mio amico Padrone, che scenderà nella cantina solo per defecarti addosso, unico tuo pasto consentito...
- Umiliazione/Degradazione: è l’aspetto principale del nostro Gioco. Quello che trovo più eccitante, anzi, quello che troviamo più eccitante. L’umiliazione sarà una costante nell’addestramento. Quando penserai di esserti abituato ad una data situazione, introdurrò qualcosa di nuovo che ti porterà nuovamente negli abissi della vergogna. Inizialmente il solo stare in ginocchio davanti a me, essere obbligato a darmi del Lei e chiamarmi Signore sarà sufficiente per umiliarti. Poi, man mano che ci prenderai l’abitudine, saprò come riportarti in basso. Timido come sei, non sarà difficile umiliarti. Ci sarà il giorno in cui ti farò compiere atti disgustosi davanti a sconosciuti e arriverai ad abituarti anche a quello! Una discesa senza fine verso l’abisso, l’unico modo per mantenere intenso questo Gioco.
- Punizioni corporali: so che non ne sei troppo attratto. Non è la parte principale dell’addestramento, né quella che più mi eccita, come sai. Tuttavia sarà una parte sempre presente, che imparerai a conoscere ed apprezzare. Userò spesso il frustino e la canna. Meno spesso la frusta e il paddle. Ma userò anche le pinzette, la cera, e altro. Ho anche intenzione di iniziare ad usare la corrente elettrica. Mi dicesti che ti fa molta paura, però notai che questa paura in qualche modo ti attraeva. Quindi, aspettati l’uso di scariche elettriche! Il dolore servirà a correggere gli errori, a farti capire le conseguenze di uno sbaglio. Ma lo userò anche per il semplice gusto di infliggertelo. Sarà umiliante, vedrai, essere costretto a contare ad alta voce i colpi di frusta, ringraziandomi per ciascuno di essi, davanti ai miei ospiti, vergognandoti delle lacrime di dolore che verserai, come un bambino piccolo. E sarà ancora più umiliante quando supplicherai uno dei miei ospiti, magari quello più antipatico e stronzo, di frustarti il culo. E gli chiederai di usare la frusta più dolorosa. E lo implorerai di colpire più forte. E lo ringrazierai, leccandogli la suola delle scarpe, tra le lacrime, mentre lui riderà di te.
- Sesso: l’uso della cintura di castità ti esclude dal sesso attivo. Però verrai spesso usato per il sesso orale ed anale. Ti insegnerò come far godere un Maschio con la bocca e ti dilaterò leggermente l’ano, in modo da accogliere agevolmente e far godere il Maschio. Diventerai una troia insaziabile, non solo sarai usato da me, ma farò in modo che chiunque io voglia possa abusare di te, nei modi più degradanti possibili.
Per quanto riguarda te, di tanto in tanto ti concederò un orgasmo. In ogni caso, sarò sempre e solo io a potertelo concedere. E farò in modo che sia sempre un orgasmo incompleto, rovinato, e che avvenga in modo umiliante. Al di fuori delle sessioni, è vietata ogni forma di sesso con estranei.
- Cibo/Alimentazione: la tua alimentazione, durante le sessioni, non sarà mai composta da un pasto vero e proprio. Ogni cibo e bevanda che introdurrai nel tuo corpo dovrà in qualche modo essere “condito” da qualche mio fluido. Inizialmente mangerai soprattutto avanzi dei miei pasti, in futuro imparerai a magiare anche cibo per cani e poi, spesso, i miei escrementi puri! Ti assegnerò una ciotola per cani che sarà il tuo unico piatto a disposizione per magiare. Frequentemente mangerai direttamente da terra. Comunque, sempre ci sarà qualcosa di mio: che sia saliva, inizialmente, oppure sperma, o piscia, o infine merda, avrai sempre un condimento. E, come hai visto, imparerai anche a mangiare il condimento dei miei ospiti, che godranno di questa estrema umiliazione. 

Per il momento è tutto.
Rileggi più volte quello che ti ho scritto, cerca di capire se ci sono dubbi o domande.
Domani non ci sarò, inviami una tua mail di riscontro domani sera.
Come sempre, niente orgasmi.
A.








From: wc4trainer@gmail.com
To: ********@yahoo.it
Sent: Sabato 26 marzo 2005, ore 21,04
Subject: RE: Strumenti

Ciao A.,
ho letto con estremo interesse questa e-mail.
Non ho dubbi o domande che non siano i soliti dubbi e le solite stupide domande.
Ti ringrazio per la pazienza e la cura con cui mi scrivi.
Sono molto eccitato, ma non avrò orgasmi, come mi hai chiesto.
Grazie,
Daniele








From: ********@yahoo.it
To: wc4trainer@gmail.com
Sent: Domenica 27 marzo 2005, ore 14,29
Subject: Sogno

Caro Daniele,
ti ho descritto, sebbene in modo veloce e superficiale, il Percorso e gli Strumenti che useremo per il tuo addestramento. Naturalmente, nella realtà, sarà tutto più caldo e coinvolgente. Lo scopo del Gioco, mi preme ricordarlo, è quello di godere e divertirci: io sottomettendoti, tu umiliandoti! Ma le parole sono sempre riduttive, vedrai che la realtà è sempre molto più intensa, varia, sconosciuta, appassionante...

Per quanto mi riguarda, ci siamo.

Ti chiedo un’ultima “prova”, un piccolo gioco, prima di darmi una risposta definitiva.
Mandami immediatamente, senza pensarci troppo, una e-mail in cui mi descrivi, brevemente, qual è il tuo sogno, il tuo obiettivo. Qualcosa tipo "il giorno in cui riuscirò a fare questo, avrò raggiunto il mio sogno di schiavo"! Io poi ti dirò cosa ne penso, se è realistico o meno, e in base a questo tu deciderai, ok?
A.




Continua…