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lunedì 6 luglio 2009

La Cascina 6

Questo è un racconto di fantasia. Mescola elementi realmente accaduti e fatti del tutto inventati. Se sei una persona fantasiosa e hai delle nuove e perverse idee da proporre, contattami a wc4trainer@gmail.com!




Sabato 2 aprile 2005, mattino. Punto di vista di Marco.


- Ti sei sbottonato per bene la tuta, da dietro fino alla vita?
- Sì. Il camice da un po’ di fastidio, ci sono così tanti bottoni!
- Prendi il secchio, mettilo sotto di te, praticamente ti ci siedi sopra.
Dopo alcuni tentativi, sento che forse ce l’ha fatta.
- Ok, ci siamo.
- Vai, adesso fai con calma.
- Ma poi, con cosa mi pulisco?
- Con i fogli di giornale, quelli che sono sotto al secchio.
- Ah, pensavo servissero per non sporcare.
- Sì, anche.
Sento che riesce a pisciare, poi, dopo un po’ più di tempo, qualche scoreggia, un tonfo annuncia anche un pezzo di merda. Io ormai sono abituato, la prima cosa che faccio la mattina è quella di evacuare.
- E’ scomoda, la carta di giornale.
- Eh, sì. Ricordati di non buttarla nel secchio, la devi mettere da parte, accanto.
- Ah, va bene, grazie.
Finita questa incombenza, gli dico che possiamo rilassarci, sdraiati o seduti. Mi metto con le spalle appoggiate sul cancello, la coperta sulle spalle, non è troppo caldo.
- Appena sentirai aprirsi la porta, mettiti subito in posizione.


Siamo nel centro della stalla, stiamo consumando la colazione. A volte mi capita di mangiare in cucina, specialmente quando dormo in casa, altre volte mangio qui in stalla, ma non c’è una regola, diciamo che mangio dove capita!
Il Padrone era entrato di buon ora, con le nostre ciotole piene di cereali. Mentre le porgevamo, uno accanto all’altro, il Padrone ha versato un po’ di latte nella ciotola di Daniele, condito dal solito sputo, mentre nella mia c’ha direttamente pisciato dentro. Mentre pisciava, ha voluto che Daniele rimanesse con la sua ciotola accanto alla mia, sicché tutti gli schizzi di piscio sono finiti anche nella sua ciotola e addosso. Niente di traumatico, nel senso che davvero gli schizzi erano poca roba, però Daniele era già agitato.
E adesso, chini sulle nostre ciotole, consumiamo la colazione, ingeriamo i fluidi del Padrone.
Finita la colazione ripuliamo le nostre celle, mentre il Padrone ci aspetta fuori.


Anche oggi è una bella giornata, così il Padrone decide di utilizzarci per dare una sistemata al terreno davanti casa. La cascina ha una grande porzione di terreno, intorno, che tuttavia è in pessime condizioni. Però il Padrone ci tiene a tenere pulito e ordinato perlomeno lo spazio davanti casa.
Così la mattinata trascorre con me e Daniele che riceviamo ordini continuamente su cosa fare e come fare. Il Padrone ci ha costretti ad indossare gli stivali e i guanti di gomma, a me ha fatto togliere la tuta mentre Daniele ha tolto il camice ma tenuto la tuta, che adesso gli sta tutta appiccicata sulla schiena per via del sudore. Anche io sto sudando, specialmente sotto al pesante cappuccio di gomma, me è sopportabile.
Spesso il Padrone utilizza, a turno, uno di noi come sgabello e solo chi ha provato a stare in ginocchio sulla ghiaia sa quanto sia doloroso, per non parlare di dover sostenere anche il peso di un’altra persona. Daniele sopportava stoicamente, anche considerando la tuta che, anche se di poco, attenuava il dolore e il fatto che il Padrone lo usava per periodi più corti, giustamente, cercando di tarare lo sforzo alle possibilità.
Verso metà mattinata, dopo aver tagliato l’erba e risistemato la ghiaia del parcheggio, il Padrone ci ha concesso una pausa, durante la quale l’ho servito come urinale, imponendo a Daniele di stare molto vicino, con la scusa di osservare attentamente, ma in realtà per fargli sentire l’odore e qualche schizzo di urina.
- Come vedi, cesso, lo schiavo ha imparato a bere direttamente dalla fonte senza soluzione di continuità. Ci vuole esperienza e capacità. Io mantengo un flusso costante e non troppo abbondante di urina, in modo da consentire l’ingoio continuo. Quando avrai l’onore di servirmi come urinale, inizialmente lo faremo a piccoli sorsi, un po’ per volta e poi, con il tempo, in modo sempre più fluido e costante.
Dopo la lezione e una breve pausa di 10 minuti, continuiamo a lavorare fino all’ora di pranzo, quando andiamo in cucina, in impeccabile divisa da lavoro, a preparare il pranzo, seguito dalla solita routine della preparazione del cibo degli schiavi (gli avanzi con piscio per me, con saliva per Daniele) e poi riposo nella stalla.


Nel pomeriggio, il Padrone ci convoca nella stanza accanto alla stalla. Appoggiato sulla sedia c’è un alto collare di postura, di quelli molto rigidi. Una volta lo indossai anche io, però probabilmente il Padrone si accorse che non era proprio il mio genere e da allora non l’avevo più rivisto. Probabilmente è destinato a Daniele...
- Schiavo, vai a prendere il secchio-gogna.
Il secchio- gogna è un pesante secchio di legno che ha una particolarità: su un lato, a partire dal bordo superiore, vi è un’apertura lunga circa 25/30 cm e larga 20. Serve per infilarci il collo di una persona, in modo che la testa stia dentro al recipiente. Poi, una volta infilato il collo con la testa dentro al secchio, c’è un incastro di legno che va posizionato sopra al collo, dentro l’apertura, per chiudere il collo proprio come in una gogna, in modo che lo schiavo non possa alzare la testa.
Quando torno con il secchio, Daniele è in ginocchio davanti alla sedia con il Padrone che finisce di fissargli il collare. Con il collo allungato, il mento alto e impossibilitato a muovere il capo per via dalla severa postura, Daniele cerca di tenere lo sguardo basso, intimorito da quello che non sa che sta per succedere.
- E’ tuo dovere, cesso, imparare ad onorare e adorare tutto, di me. Devi imparare a rendere omaggio al Maschio Superiore e Dominante. In quanto essere sottomesso e inferiore, poiché ricavi piacere dall’umiliazione e dalla degradazione, devi imparare ad amare i miei odori, anche quelli più sgradevoli, anzi, proprio quelli più disgustosi. Ci vorrà tempo ma apprenderai ad apprezzarli e a diventarne dipendente, perché solo attraverso la sottomissione e la degradazione più estrema riesci ad essere veramente te stesso e a provare il piacere maggiore. Hai capito, cesso?
- Sì, Signore.
- Trascorrerai molto tempo a contatto con i miei odori, i miei sapori, i miei fluidi. Diventerai inferiore persino alla mia merda e solo grazie alla mia generosità avrai l’onore di poterla servire, adorare, assimilare. E quando ti sarai abituato, ti sottoporrò a nuove degradazioni, nuove umiliazioni che ti faranno provare disgusto e ribrezzo, solo perché questo è ciò che, dentro di te, vuoi veramente. Ed è ciò che più ti eccita e mi eccita.
Detto questo, muovendosi verso il centro della stanza, davanti alla grande porta-finestra spalancata, si sbottona la tuta e si accovaccia sul secchio.
- Avvicinati, cesso.
Daniele si avvicina e, seguendo l’indicazione del Padrone, si posiziona in ginocchio proprio davanti al Padrone che, con calma, dopo qualche scoreggia, lascia cadere un primo, grande stronzo, a cui ne seguono altri.
- Era da stamani che la trattenevo apposta per te, cesso!
Daniele è impaurito, guarda disgustato verso il secchio.
Poi è il mio turno, lecco per bene il culo del Padrone, che gode di piacere quando con la lingua umetto per bene l’ano e lo ripulisco scrupolosamente, e poi provo a pulire anche l’interno dell’ano.
- Ci siamo. Cesso, la testa nel secchio!
Daniele, tremante, si avvicina. La merda nel secchio puzza, Daniele con uno sforzo infila il collo nella fessura, il volto a pochi centimetri dalla merda, ma la ritira subito fuori, sembra che voglia vomitare.
Il Padrone gli lascia riprendere il fiato, aspetta che si calmi. Poi, gentilmente, gli chiede:
- Pensi di potercela fare?
Daniele, socchiude appena gli occhi e poi, forse incoraggiato dal tono gentile del Padrone o forse da un senso di orgoglio, risponde:
- Sì, Signore.
E senza bisogno di ordini, si china e infila nuovamente la testa nel secchio, il collo nella fessura.
Il Padrone aspetta una decina di secondi, poi quando vede che è tutto a posto infila il pezzo di legno a chiudere la fessura, imprigionando il collo di Daniele nel secchio-gogna.
Poi dedica la sua attenzione a me. Mi mette nudo di fronte alla porta-finestra, legato. Davanti a me c’è Daniele, che è posizionato di traverso davanti alla porta, sottoposto agli sguardi dell’autostrada in quella umiliante posizione con la testa nel secchio con la merda.
Il Padrone inizia a frustarmi e, come mi ha insegnato, cerco di non lamentarmi, anche se dopo alcuni colpi il dolore inizia a farsi sentire prepotente. Si riposa e poi riprende a colpirmi, facendomi mugolare dal dolore, ma anche per il piacere...
- Silenzio, schiavo!
Sono passati quasi 20 minuti, Daniele sta tremando, la posizione è molto faticosa, in ginocchio, la schiena leggermente inclinata, il collo appoggiato sul secchio ma senza poterci fare troppa forza, le mani legate ai lati del secchio, dove due anelli di metallo sono fissati apposta per agganciarci le polsiere. Il Padrone se ne accorge e prende uno sgabello, lo sistema sotto al suo petto, in modo da consentirgli di appoggiarsi.
- Meglio, cesso?
- Sì, Signore. Grazie, Signore.
Il Padrone, quindi, mi slega e mi permette di riposarmi per alcuni minuti.
- Prendi il coperchio.
Raccolgo il coperchio del secchio, anch’esso in legno pesante.
- Cesso, adesso faremo un altro passettino in avanti.
Il Padrone parla con voce calma e rassicurante.
- Chiuderò completamente la tua testa nel secchio. Voglio che tu assapori completamente l’odore della mia merda, voglio che tu ne sia avvolto, voglio che tu inspiri e accetti l’odore come parte di te. E’ chiaro, cesso?
- Sì, Signore.
Mi fa cenno di sistemare il coperchio. Mi avvicino e, sollevando il pesante pezzo di legno, leggermente convesso, lo adagio sul recipiente, facendo attenzione a farlo coincidere con la scanalatura del bordo, in modo che sia stabilmente al suo posto. Poi, lo fisso con le quattro catenelle che, terminando con un piccolo moschettone ciascuna, impediscono di scoperchiare il recipiente.
A questo punto la scena è completa ed estremamente eccitante: lo schiavo cesso con la testa completamente infilata e costretta nel secchio, chiuso e ben odoroso, in adorazione dell’aroma sprigionato dalle feci del Padrone.
Il Padrone attende un paio di minuti per vedere come reagisce Daniele, che è evidentemente in stato di eccitazione, la respirazione pesante e un leggero tremito. Poi, si avvicina e gli sbottona la tuta, mettendogli allo scoperto il culo e i genitali.
- Schiavo, la sedia.
Gli avvicino la poltrona e si mette a sedere, accanto a Daniele. Con calma inizia a toccargli l’ano, con le mani guantate di gomma. Lo stimola. Il pene sarebbe eretto, se non fosse per la cintura di castità, che a malapena riesce a contenerlo.
- Mettiti al lavoro – mi ordina, indicando i suoi genitali. Mi avvicino e gli sbottono la tuta, facendo fuoriuscire le sue bellissime palle e il meraviglioso Cazzo che si sta già inturgidendo.
Mi metto all’opera, leccando con devozione il suo Scettro, senza tralasciare nemmeno un millimetro, lo inumidisco completamente, scorrendo anche sui testicoli fino ad arrivare quasi all’ano, per poi risalire e solleticare l’asta e il glande, infine lo prendo in bocca e inizio a succhiare, a titillare con la lingua le parti più sensibili, affondandolo sempre di più in bocca e in gola, pompando su e giù in modo sempre più deciso.
Mentre spompino il meraviglioso Cazzo del mio adorato Padrone, sento il piacevole fastidio della mia erezione rinchiusa nel tubo metallico e provo un piacere che solo chi ha mai servito un Padrone può conoscere. Il piacere di dare piacere, il piacere di essere lo strumento del piacere, il piacere di appartenere, il piacere di servire...
Intanto, il Padrone continua a stimolare Daniele, sia attraverso l’ano, dove infila un dito, sia prendendogli le palle nel palmo e stringendo leggermente, sia accarezzandogli il pene attraverso la gabbia di plastica.
Spompino a lungo il Padrone, che però decide di non venire e si alza in piedi, mettendosi direttamente davanti a Daniele, e al secchio, il bellissimo Cazzo ben dritto.
- Schiavo, togli il coperchio e libera il cesso.
Apro il secchio e libero Daniele da ogni legame. Come finisco, mi rimetto di lato, in ginocchio e osservo Daniele che, lentamente, si solleva. Il volto rosso, in fiamme, gli occhi lucidi, il respiro affannoso. E’ stata indubbiamente una prova molto dura.
- Bene, cesso, ti sei comportato molto bene.
- Grazie, Signore.
Il Padrone rimane davanti a Daniele, masturbandosi lentamente.
- Guarda il mio Divino Scettro.
Daniele solleva leggermente il volto, i movimenti impacciati per via dell’alto collare di postura.
- Imparerai ad adorarlo, diventerà un feticcio che agognerai, mi supplicherai di poterlo venerare. Apprenderai a soddisfarlo con ogni parte del tuo corpo e della tua mente, in tutti i modi che vorrò; e ti nutrirai devotamente di tutto ciò che ne fuoriesce. Ma ancora non ne hai il privilegio.
Daniele continua a fissare il lento movimento della mano guantata del Padrone, che sale e scende lungo il poderoso Cazzo, mmm...
Come se mi avesse letto nel pensiero, il Padrone mi ordina di mettermi accanto a Daniele e me lo fa succhiare ancora. Lo prendo in bocca e il Padrone, prendendomi la testa tra le mani, affonda dentro la mia gola. Cerco di accoglierlo senza soffocare, è molto grande e senza l’esperienza che ho sarebbe difficile riuscirci. Posso solo immaginare cosa stia pensando Daniele, tutto preso come sono nel pompino.
Quando finalmente il Padrone è pronto, estrae il Membro dalla mia bocca e mi ordina di chinare indietro il capo, la bocca ben spalancata ad accogliere il fiotto di sperma che esce impetuoso.
Ingoio la maggior parte dello sperma, come al solito una bella quantità di squisito e gustoso sperma del mio Padrone, yum! Poi si gira leggermente, verso Daniele, e lo schiaffeggia leggermente con il Pene, lasciandogli un po’ di sperma sulle guance. Poi continua a passargli la punta del pene, che ormai si sta ammosciando, sul resto del volto, mungendolo per far uscire le ultime gocce di sperma, che spalma per bene sulla pelle di Daniele.
- Cesso, indosserai per la prima volta il mio sperma. Consideralo un grande onore. Lo porterai sul volto, lo lascerai asciugare e lo terrai con orgoglio.
- Sì, Signore. Grazie, Signore.





Domenica 3 aprile 2005, ora di pranzo. Punto di vista di Marco.


Sono in ginocchio, in bagno, accanto alla tazza del cesso.
Daniele è a quattro zampe, proprio davanti alla tazza, con il volto a pochi centimetri dal bordo.
Il Padrone è seduto sul WC.
Questa è la scena che si presenta nell’immediato dopo pranzo, che ho servito al Padrone da solo. Daniele, infatti, è rimasto legato in bagno da prima di pranzo fino ad ora. Il Padrone lo ha istruito ulteriormente sui suoi futuri doveri, facendogli capire che il posto dove trascorrerà la maggior parte del tempo è proprio accanto alla tazza del cesso e che quindi deve abituarsi a stare legato in bagno.

Ma tornando alla scena: dopo qualche secondo di attesa, il Padrone emette alcune scoregge e poi sento il tonfo di un bel pezzo di merda che cade nel water. Il rumore della merda, che a volte colpisce direttamente l’acqua sul fondo della tazza, altre volte prima di cadere nell’acqua colpisce la porcellana bianca, altre volte ancora rimane sullo scivolo della tazza, scivolando lentamente in basso e lasciando dietro di sé una scia marrone, oppure fermandosi prima di toccare l’acqua...
Ogni volta che il Padrone decide di evacuare nella tazza del cesso, mi chiedo con perversa curiosità quale sia il percorso dei bellissimi pezzi di merda che fuoriescono dal culo del Padrone. E ogni volta, sono ansioso di vedere il colore e la consistenza delle feci, aspiro l’odore per capire quale potrebbe essere il sapore. E spero sempre che siano come più piacciono a me: di tre o quattro (meglio) centimetri di diametro, di colore marrone non troppo scuro (ma nemmeno chiaro), di consistenza dura quanto basta per poterli prendere in bocca senza che si spezzino. La cosa strana è che in genere, quando le feci del Padrone hanno questi requisiti, il sapore è sempre il migliore, così come l’odore.
Dipende tutto dall’alimentazione e il Padrone presta molta attenzione, facendo in modo di donarmi spesso la migliore qualità di merda!

Il Padrone si rilassa dopo il primo sforzo. Daniele rimane immobile, sicuramente inalando gli aromi che fuoriescono dalla tazza. Anche io rimango immobile, inspirando con gioia le esalazioni. Sono abbastanza stanco, oggi è l’ultimo giorno del finesettimana e, come sempre, queste ultime ore sono molto faticose, dopo due giorni di fatica! Specialmente dopo ieri sera...

Il Padrone finisce di defecare e conclude con un’ultima spruzzata di piscio. Si alza verso di me che, come sempre, mi impegno nel ripulire con cura il culo. Niente carta igienica, nel bagno del Padrone!
- Schiavo, vai a prendere la ciotola dello schiavo cesso.
Vado velocemente in cucina a recuperare la ciotola di Daniele, già pronta con del riso e alcuni avanzi del pranzo. Torno in bagno e, seguendo le indicazioni del Padrone, la colloco all’interno del WC: il Padrone vuole che Daniele mangi il suo pasto infilando la testa nella tazza, sporca di merda e piscio.
Daniele guarda con gli occhi spalancati e il respiro affannato.
- Cesso, ti addestrerò a nutrirti dei miei avanzi gettati direttamente nel WC insieme ai miei escrementi. Imparerai a goderne nonostante il disgusto e a non lasciare la minima traccia di sporco. E quando la tua preparazione sarà buona, ti degraderò davanti ai miei amici, pulirai la loro merda senza fiatare e lo farai bene, perché sei un cesso, di nome e di fatto. E’ chiaro?
- Sì, Signore.
- Bene. Per adesso, mangerai il tuo pranzo nella ciotola. E sentirai tutto l’aroma dei miei fluidi corporei. Lo devi inalare, apprezzare, devi inspirare mentre mangi, sentire che fa parte di te e che lo vuoi dentro di te. Capito?
- Sì, Signore.
- Bene. Adesso inizia. Infila la testa nel cesso!
E così Daniele viene umiliato dal Padrone, con il volto in fiamme dalla vergogna e, chissà, il cazzo gonfio dentro alla gabbietta di plastica...



giovedì 2 luglio 2009